Antonio Di Fazio
Antonio Di Fazio

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Per anni ha denunciato le angherie subìte dal marito, "senza purtroppo essere creduta". Ha presentato una lunga serie di querele, finite in nulla. Per questo, l’indagine a ritroso dei carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Monforte, guidati dal maggiore Silvio Maria Ponzio, servirà probabilmente a dare giustizia anche a una donna che 14 anni fa si è ritrovata a vivere un incubo senza fine. Nell’ordinanza di custodia cautelare notificata due giorni fa all’imprenditore farmaceutico Antonio Di Fazio, già arrestato a maggio per aver narcotizzato e violentato una studentessa e oggi nuovamente sotto accusa per altri quattro casi simili, viene ricostruito il calvario di Miriam (nome di fantasia), 47 anni, assistita dall’avvocato Maria Teresa Zampogna. I primi contatti tra la donna, all’epoca residente in un altro Paese, e il futuro coniuge avvengono via mail nel giugno 2007, favoriti da un cugino del padre.

Nel gennaio 2008 , lei si trasferisce a Milano per lavoro e viene ospitata dalla sorella di Di Fazio, Maria Rosa: i due iniziano a frequentarsi, e a marzo lui le regala un anello di fidanzamento, palesandole la volontà di diventare padre il più presto possibile. Nove mesi dopo, nasce il loro primo figlio, e sin dal primo periodo post-parto Miriam comincia a sentirsi di troppo, isolata da un uomo che sembra voler condividere la paternità solo "con la sorella e con la madre". Un "clan", lo definirà un’amica. La donna ha la sensazione di essere pedinata dai parenti di lui, ma non dice nulla perché ha paura: Di Fazio gira armato di pistola "e talvolta con una borsa piena di contanti"; in più, qualche tempo dopo Miriam viene a sapere che "il suo testimone di nozze e la moglie erano stati arrestati per associazione mafiosa". Davanti all’aggiunto Maria Letizia Mannella e alla pm Alessia Menegazzo, la quarantasettenne ricorda un primo episodio spartiacque, risalente all’8 marzo 2009: quel giorno, Di Fazio le fa bere "una sorta di farmaco, assicurandole che le avrebbe alleviato il mal di gola". In realtà, Miriam si addormenta per risvegliarsi alle 19 del giorno dopo, "nonostante dovesse occuparsi del figlio di pochi mesi". Qualche settimana dopo, convinta che l’uomo la stia drogando, la donna decide di separarsi e di cambiare zona (da Affori ai Navigli), portando con sé il bambino. In quel momento, scatta la persecuzione: l’imprenditore la tempesta di telefonate e messaggi, la fa seguire dal suo autista (più volte avvistato davanti all’asilo del piccolo). Lei denuncia per tre volte tra il 2 giugno e il 27 luglio del 2009, senza ottenere risposta. Di contro, lui si rivolge al Tribunale per i minorenni per ottenere l’affidamento esclusivo del figlio, dipingendola come "alcolista, tossicodipendente e dedita alla prostituzione". Nel marzo 2010, la donna riceve una mail da un investigatore privato, che le confida di essere stato ingaggiato tempo prima da Di Fazio per riempirle l’abitazione di microspie e per metterle cocaina nel latte al mattino. In due occasioni, nel dicembre 2010 e il 18 febbraio 2012, Miriam, attirata prima in un hotel di Bolzano "per il bene del bambino" e poi in un cinque stelle del Quadrilatero "per discutere degli accordi della separazione", si ritrova seminuda in un letto dopo aver bevuto un drink; nel secondo caso, chiede a un’amica di accompagnarla in ospedale, e l’esame delle urine certifica la massiccia assunzione di benzodiazepine.

Il 4 maggio 2014, va in scena l’episodio più grave, il tentato omicidio contestato nel provvedimento eseguito lunedì sera. Di Fazio chiede a Miriam di vedersi nella vecchia casa per dividersi i regali di nozze; prima di entrare, lui tira fuori dal bagagliaio due grossi sacchi neri. Appena entrati, l’uomo estrae due bombolette di spray urticante e le svuota addosso alla ex, accecandola; poi le blocca i polsi col nastro adesivo, la colpisce alla testa con una chiave inglese e le stringe una corda attorno al collo sussurrandole: "Tu da questo appartamento non uscirai più". Miriam reagisce, afferra un oggetto di ceramica e lo scaglia contro l’imprenditore, riuscendo a divincolarsi per qualche secondo e a raggiungere il lavabo della cucina per sciacquarsi la faccia. "Cara, tu nella vita hai troppi uomini", le è di nuovo addosso Di Fazio. A quel punto, la donna si calma facendo appello al suo self control, riesce a tranquillizzare l’aggressore parlandogli del figlio e in un momento di distrazione scappa scalza in strada, "citofonando disperatamente ai vicini di casa per chiedere aiuto". A distanza di 7 anni, quelle persone, risentite dai militari, hanno ricordato perfettamente "l’evidente stato di agitazione in cui ella si trovava, nonché la ferita che aveva sulla fronte".