Imane Fadil
Imane Fadil

Milano, 25 marzo 2019 - La famiglia di Imane Fadil, una delle testimoni chiave del caso Ruby morta in circostanza misteriose il primo marzo scorso, «non ha tesi precostituite, vuole sapere la verità e si affida al lavoro della magistratura, ai pm che stanno facendo un lavoro ottimo». Lo ha detto il nuovo legale dei familiari della modella, l'avvocato Mirko Mazzali, uscendo dall'ufficio del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che sta indagando sul caso assieme ai pm Luca Gaglio e Antonia Pavan.

«La famiglia non propende per alcuna ipotesi, noi siamo soddisfatti per il lavoro dei pm che stanno conducendo un'indagine a 360 gradi», ha aggiunto Mazzali, che rappresenta i familiari con l'avvocato Nicola Quatrano, dopo che l'avvocato Paolo Sevesi ha lasciato l'incarico per contrasti con la famiglia di Fadil. Nell'ufficio dell'aggiunto Siciliano c'è anche la nota anatomopatologa Cristina Cattaneo, a capo del pool di consulenti della Procura che si occupa dell'autopsia. Autopsia che è stata però rinviata e dunque non si terrà oggi come inizialmente previsto. Lo riferiscono fonti giudiziarie precisando che dovrebbero arrivare nelle prossime ore gli esiti degli esami svolti, la settimana scorsa, dall'Istituto di Radioprotezione Enea per individuare eventuali tracce di radioattività nei tessuti della modella marocchina. Rilievi, quest'ultimi, disposti per scrupolo dalla Procura dopo che gli accertamenti all'Istituto di
Medicina Legale hanno escluso la presenza di elementi radioattivi facendo cadere l'ipotesi di avvelenamento per radioattività. Nel quesito posto dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliana e dai pm Luca Gaglio e Antonia Pavan si chiede ai consulenti di vagliare "ogni possibile causa del decesso", tra cui una malattia rara o l'avvelenamento da metalli pesanti.