SIMONA BALLATORE
Cronaca

Il processo di beatificazione: "Il carisma di don Luigi unisca Cl e tutti noi: fatiche e divisioni superate"

L’augurio di Delpini all’apertura della fase testimoniale per monsignor Giussani. Apeciti: "Non si diventa santi da soli: alle spalle c’è un popolo. E tanti giovani".

Il processo di beatificazione: "Il carisma di don Luigi unisca Cl e tutti noi: fatiche e divisioni superate"

Il processo di beatificazione: "Il carisma di don Luigi unisca Cl e tutti noi: fatiche e divisioni superate"

"Il carisma di don Luigi unisca tutti", lasciando alle spalle anche "momenti spigolosi, di tensioni, fatiche". "Voglio augurarvi che, conservando questa gratitudine e questa gioia, si formino un cuor solo e un’anima sola per la storia di un Movimento così numeroso, diffuso in tanti luoghi della terra". Con l’augurio dell’arcivescovo Mario Delpini si è aperta nella Basilica di Sant’Ambrogio la prima sessione pubblica della fase testimoniale per la beatificazione di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. Un iter cominciato nel 2012, con la richiesta consegnata nelle mani del cardinale Angelo Scola. Ripercorre le tappe monsignor Ennio Apeciti, responsabile del Servizio diocesano per le Cause dei Santi, ricordando la Commissione storica "che per 12 anni ha analizzato decine di migliaia di documenti, una vera montagna" perché "bisognava avere la garanzia che potessero essere sufficienti per confermare che la fama di santità di don Luigi fosse fondata". Si apre ora una seconda fase: "Accanto ai documenti ci vuole la voce del popolo — continua Apeciti — non si diventa santi da soli: alle spalle di un santo c’è un popolo che lo desidera, quel popolo che chiese di chiamare beato don Luigi". È il popolo della Fraternita di CL, che riempie tutta la basilica: più di mille i fedeli, tanti i ragazzi seduti a terra, mentre più di ottomila persone seguono la cerimonia in streaming. Si firmano gli incarichi e tutti gli atti del processo vengono consegnati nelle mani del notaio, don Virginio Pontiggia. La scelta della data e del luogo per lo svolgimento della prima sessione pubblica è stata presa dallo stesso arcivescovo Delpini per motivi legati alla figura di don Giussani: "La solennità dell’Ascensione gli era particolarmente cara e la Basilica di Sant’Ambrogio è sembrata la più adatta a esprimere il legame di un sacerdote ambrosiano con il suo massimo patrono. Infine, la vicinanza all’Università Cattolica del Sacro Cuore vuole fare memoria del luogo nel quale per molti anni il Servo di Dio formò generazioni di giovani, comunicando loro il suo appassionato amore per la Chiesa". In prima fila c’è il Tribunale, la commissione che dovrà interrogare i testimoni, e c’è Davide Prosperi, presidente della Fraternità, "che rappresenta coloro che vogliono e hanno chiesto questo iter canonico complesso e affascinante per proclamare beato e poi santo don Giussani, se Dio lo vorrà", ricorda Apeciti. "Come è affascinante il carisma nella Chiesa — ha sottolineato l’arcivescovo Mario Delpini — Tutti coloro che hanno incontrato il carisma di don Luigi devono rendere grazie proprio per questo: perché la Chiesa nella sua verità antica ha avuto questo nuovo splendore".

"Don Giussani ci ha insegnato che il santo non è un superuomo — ha ricordato Prosperi, a margine della cerimonia — ma un uomo vero che aderisce a Dio e quindi all’ideale per cui è stato costruito il suo cuore, e di cui è costituito il suo destino".

Un sorriso durante la cerimonia per don Giussani lo ha strappato anche una voce dell’oratorio lì accanto, che si è intrufolata tra i microfoni. Un’eco dei giovani, ai quali dedicava le sue proposte educative.