Il pm Tarfusser: "Dubbi sulle condizioni delle carceri ungheresi. L’altro accusato resti qua"

Il magistrato milanese si è opposto all’estradizione di Gabriele Marchesi "La Corte di appello ha chiesto chiarezza, ma Budapest è stata evasiva".

Il pm Tarfusser: "Dubbi sulle condizioni delle carceri ungheresi. L’altro accusato resti qua"
Il pm Tarfusser: "Dubbi sulle condizioni delle carceri ungheresi. L’altro accusato resti qua"

di Anna Giorgi

MILANO

Cuno Tarfusser lei, come sostituto procuratore generale di Milano, si è opposto alla estradizione di Gabriele Marchesi, 23 anni, anche lui accusato come Ilaria Salis di aver aggredito un gruppo di neonazisti durante una contromanifestazione, a Budapest, l’11 febbraio dello scorso anno.

"E insisterò nel chiedere che Marchesi non venga consegnato. Io valuto la sua posizione dal punto di vista della giurisdizione italiana. Qui il reato di cui è accusato Marchesi finirebbe più o meno con un patteggiamento".

Sulla base di quali contestazioni si è basata la sua opposizione?

"Sulla mancanza di proporzione fra l’accusa e la pena che viene minacciata dalle autorità giudiziarie ungheresi, non sto dicendo che Marchesi è stato bravo, sto dicendo che per il nostro diritto c’è una sproporzione inaccettabile. E io non sono il ’braccio giudiziario’ di Orban in Italia. In secondo luogo ho dubbi sulle condizioni del loro sistema carcerario, per questo ho suggerito alla Corte d’Appello, nelle motivazioni della opposizione, di fare chiarezza, per avere un quadro più generale di quello a cui andrebbe incontro Marchesi".

Oggi (ieri ndr) è arrivata, invece, a Milano una breve relazione da parte del ministero della Giustizia ungherese nella quale si risponde solo a pochi dei quesiti posti dalla Corte d’Appello.

"Le autorità ungheresi hanno di fatto evitato di rispondere ai quesiti più importanti, limitandosi a dire che l’Ungheria è uno Stato di diritto e che contrasta la tortura. In più hanno aggiunto che garantiranno la fedele traduzione degli atti a favore della difesa italiana, ma non c’è alcun accenno alle condizioni carcerarie. Alla fine della relazione precisano poi che, sul quesito relativo alle condizioni carcerarie si esprimeranno gli uffici della esecuzione penale e che un carteggio bis arriverà prima del 13 febbraio, la data in cui la Corte d’Appello di Milano dovrà decidere sulla consegna o meno del 27enne".

Marchesi si trova ai domiciliari da fine novembre perché destinatario di un mandato di arresto europeo, cosa gli contesta l’Ungheria nelle carte che sono pervenute a Milano?

"Nella aggressione al gruppo di estrema destra i due feriti hanno una prognosi certificata di 5 giorni e un altro di 8 giorni: per l’ordinamento ungherese questa ’lesione’, in termini di pena, è equiparata ad un tentato omicidio e chi la commette rischia fino a 16 anni. Condanna che appunto non può essere equiparata a quella prevista dall’ordinamento italiano".

Cosa pensa delle immagini della Salis portata in udienza con mani e piedi legati?

"Sono immagini drammatiche che non vorrei vedere in alcun luogo, mi stupisco dello stupore, perché anche In Italia i detenuti girano a palazzo di giustizia con le manette e quattro agenti che lo scortano. Non dobbiamo dare lezioni a nessuno".

Nel caso che la Corte d’Appello decida di non consegnare Marchesi, lui resterebbe in Italia, Ilaria Salis però resterebbe in Ungheria, oggi in un carcere di massima sicurezza, c’è qualcosa che il Tribunale di Milano a quel punto potrebbe fare per riportarla in Italia?

"No. A quel punto diventa una questione politica, diciamo di ’diplomazia’".

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