Il lager per migranti di via Corelli. La società si difende: noi in perdita

Il legale della Martinina nega profitti per la gestione e si oppone all’interdittiva richiesta dai pm. Intanto fuori dal Tribunale l’associazione Naga ha manifestato: "La struttura è ingestibile, va chiusa".

Il lager per migranti di via Corelli. La società si difende: noi in perdita
Il lager per migranti di via Corelli. La società si difende: noi in perdita

"Nessun profitto" per la società che gestiva il Cpr di via Corelli, sequestrata nei giorni scorsi dalla Procura di Milano dopo l’ispezione della Guardia di Finanzia. La Martinina srl, di fatto, non avrebbe guadagnato nulla dall’abbattimento dei costi e dall’assenza dei servizi a discapito dei migranti che erano trattenuti in condizioni "disumane", costretti a mangiare cibo scaduto e impossibilitati a ricevere cure. "Anzi, l’azienda è in perdita". A sostenerlo è Paola Boccardi, avvocato della società, ricordando che una delle condizioni affinché possa essere applicata la misura interdettiva – già chiesta dai pm milanesi in modo che non possa partecipare a gare per gestire altre strutture – è proprio il fatto che ci sia stato un guadagno. Il gip Livio Cristofano, davanti al quale ieri mattina si è svolta l’udienza, si è riservato di decidere. Nei prossimi giorni, inoltre, è attesa anche la decisione sul decreto di sequestro preventivo d’urgenza eseguito mercoledì scorso dalle Fiamme gialle nell’inchiesta per frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta, sul ramo d’azienda che si occupa del Cpr. I pm Paolo Storari e Giovanna Cavalleri, titolari dell’indagine, hanno quindi insistito affinché venga applicata anche l’interdizione su futuri contratti, con due provvedimenti quindi che il legale Boccardi ritiene "sovrapponibili". Non vi sarebbero infatti "né l’urgenza né le esigenze per disporre anche questa misura", cioè quella interdittiva, oltre al sequestro.

Dall’inchiesta è emerso che lo scorso 13 novembre la Prefettura di Milano aveva rinnovato il contratto con la Martinina, che nel 2022 aveva vinto l’appalto da circa 4,4 milioni di euro. Con il nuovo accordo, si è poi stabilito che la società avrebbe dovuto continuare a gestire il Centro per un altro anno, fino al 31 dicembre 2024. Per questo, secondo gli inquirenti, è adesso necessario bloccare "la situazione di illegalità in atto".Mentre l’udienza era in corso al settimo piano del palazzo di Giustizia, davanti all’ingresso principale in corso di Porta Vittoria si è svolto un presidio organizzato dalla rete ‘No Cpr’ di cui fa parte anche l’associazione Naga, che per prima ha documentato la situazione di via Corelli tramite foto e video.

"Oggi ci siamo ritrovati qui per segnalare la nostra soddisfazione rispetto al fatto che sia stato avviato questo procedimento, sperando che arrivi fino alla fase conclusiva", ha detto l’attivista Igor Zecchini. L’augurio, inoltre, è che "questo provochi la chiusura del Centro di via Corelli, che è stato dimostrato essere una struttura ingestibile dal punto di vista sanitario e dei diritti. La mela marcia non è Martinina, ma il modo in cui sono costituiti i Cpr. Noi crediamo che queste strutture vadano semplicemente chiuse e tolte dall’ordinamento italiano". L’associazione Naga "valuterà inoltre se ci siano gli estremi per ulteriori iniziative di natura giudiziaria", ha comunicato la Rete. "Nell’eventuale processo che seguirà l’indagine, il Naga intende costituirsi parte civile e fornirà supporto agli ex trattenuti che intenderanno farse lo stesso per avere almeno un parziale risarcimento del danno subito".

Federica Zaniboni

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