Il chirurgo dei cuori piccoli: "Le malformazioni si curano"

Stefano Marianeschi, protagonista del convegno sulle cardiopatie al Niguarda

Il chirurgo dei cuori piccoli: "Le malformazioni si curano"

Il chirurgo dei cuori piccoli: "Le malformazioni si curano"

Lo scorso novembre il piccolo Aloysius col padre ha percorso per due giorni in autobus 600 chilometri di strade dissestate dell’Uganda per ringraziarlo di persona con una torta. È tra i ricordi cui è più affezionato Stefano Marianeschi, l’"angelo dei bambini": 62 anni, responsabile della Cardiochirurgia pediatrica all’ospedale Niguarda di Milano, alle spalle più di duemila interventi, di cui una cinquantina erano trapianti. Durante le ferie parte come volontario con l’associazione Mission Bambini per salvare piccoli cardiopatici in aree remote dell’Asia e dell’Africa. Come Aloysius, 8 anni, operato in Uganda per una cardiopatia congenita e l’anno dopo al Niguarda per un’endocardite; oggi ha una vita normalissima. Le cardiopatie congenite sono una delle malformazioni più frequenti, con un’incidenza di 5-8 ogni mille nati vivi. "In Occidente oggi abbiamo mezzi, tecniche e l’esperienza per affrontarle – spiega il professor Marianeschi –. Ma nei Paesi in via di sviluppo l’accesso alle cure non è tempestivo". Il tema è il focus del convegno nazionale "Al cuore dei problemi del cuore", promosso dall’Associazione italiana studio malformazioni (Asm) in corso al Niguarda.

Professore, qual è la causa delle cardiopatie congenite?

"Sono determinate da un’anomala formazione delle strutture durante le prime settimane dello sviluppo embrionale. La diagnosi può essere posta in molti casi durante la gravidanza. L’esame di elezione è l’ecocardiografia fetale e post natale. Dopo la nascita tocca al cardiologo e al cardiochirurgo pediatra affiancare i genitori preparandoli alle scelte".

Quali?

"Alcune cardiopatie si presentano come urgenze neonatali e necessitano trattamenti interventistici o cardiochirurgici alla nascita. Altre sono meno gravi e necessitano solo controlli periodici, richiedendo una correzione invasiva più avanti. Non sempre però è sufficiente un intervento. Se il quadro malformativo è molto complesso sono necessarie molteplici procedure di tipo chirurgico e cardiologico. Solo una piccola parte dei pazienti subisce il trapianto del cuore, l’extrema ratio. Ai genitori ripeto sempre che i bambini con cardiopatia congenita, al netto di qualche limitazione per le forme più gravi, hanno il diritto di condurre una vita normale, quindi giocare e fare sport".

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