I contributi per la disabilità. La Regione ridimensiona i tagli ma la protesta non si ferma:: "No allo stop delle nuove richieste"

Risolutivo solo per metà l’incontro tra l’assessora Lucchini e le associazioni delle famiglie. Salvati gli importi per i casi più gravi. Ma scoppia l’allarme per le domande in arrivo.

I contributi per la disabilità. La Regione ridimensiona i tagli ma la protesta non si ferma:: "No allo stop delle nuove richieste"

I contributi per la disabilità. La Regione ridimensiona i tagli ma la protesta non si ferma:: "No allo stop delle nuove richieste"

C’è l’azzeramento dei tagli. Ma è parziale e precario. Parziale perché riguarda alcuni voucher, non tutti. Precario perché l’impianto della delibera che ha innescato i tagli non cambia e non pare destinato a cambiare. Tra un anno ci si potrebbe ritrovare nella medesima situazione. Ci sono coperture diverse per evitare tagli generalizzati, ma non nuove: né Regione Lombardia né il Governo hanno garantito risorse aggiuntive, soldi freschi. Piuttosto, hanno concordato di usare in modo diverso le risorse esistenti: un travaso. C’è, infine, uno scenario che non può non preoccupare: quello di un blocco dei voucher sociosanitari per la disabilità gravissima (B1) nel caso, del tutto probabile, in cui dovessero arrivare nuove domande. Chi ne beneficia già, continuerà a beneficiarne. Le famiglie che dovessero conoscere la disabilità solo nei prossimi mesi rischiano, invece, di restare in attesa o, meglio, in lista di attesa. Quindi, di rimanere escluse dai voucher fino a quando non si liberano posti o risorse. Uno scenario del quale si è dibattuto ieri ma che non compare nella nota della Regione.

Questa la sintesi dell’incontro tenutosi ieri pomeriggio a Palazzo Lombardia tra l’assessore regionale alla Disabilità, Elena Lucchini, e le associazioni che riuniscono e rappresentano le persone e le famiglie con disabilità. Sul tavolo la revisione della delibera approvata dalla Giunta regionale il 28 dicembre scorso, quella che – in recepimento della riforma del Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze varata dal Governo Draghi – taglia i contributi mensili previsti per la disabilità gravissima e grave in cambio, questa perlomeno la ratio, di un potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare. Quindi: meno assistenza indiretta (contributi) e più assistenza diretta (prestazioni a domicilio). Peccato che i tagli ai contributi scatteranno da giugno e per allora i servizi a domicilio saranno pari a quelli di oggi: inadeguati nei casi migliori, inesistenti nei peggiori. E per diversi motivi sui quali al momento non si registrano provvedimenti, tra i più rilevanti la mancanza di profili professionali disposti a lavorare a domicilio (dagli infermieri agli educatori) e le basse tariffe corrisposte a chi lavora in questo ambito. Da qui la mobilitazione compatta delle associazioni della disabilità, dalla quale sono scaturite la convocazione dell’assessorato e la riduzioni dei tagli. Troppo poco, però: al termine dell’incontro le associazioni confermano di voler scendere in piazza per protestare contro la delibera regionale.

Nel dettaglio, ieri la Lucchini ha annunciato l’azzeramento dei tagli inizialmente previsti per le famiglie delle persone con gravissima disabilità in dipendenza vitale e con bisogni complessi, quindi le famiglie destinatarie degli importi mensili più alti (dai 900 ai 1.300 euro, a seconda dei casi). In tutti gli altri casi, il taglio è stato ridotto a 150 euro. Alle famiglie è data la possibilità di rendincontare le spese sostenute per effetto di questi tagli e di ricevere ex post un rimborso parziale di 85 euro. La revisione dei tagli previsti precedentemente sarà possibile grazie ad una diversa ripartizione delle risorse. In sintesi: la Regione ha ottenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di spostare sull’assistenza diretta solo 5 milioni di euro e non più 20 milioni. È attraverso questi 15 milioni e con l’aggiunta di altri 4 sottratti, invece, al fondo per i caregiver che si provvederà ad azzerare i tagli, in alcuni casi, o a ridurli, in altri. Ma la logica della delibera resta quella attuale. Un fatto che unito al mancato reperimento di nuove risorse sembra destinato a provocare il blocco alle nuove domande di accesso alla B1, lo stop a nuove prese in carico e la creazione di liste d’attesa.

"Non possiamo essere soddisfatti di quanto ci è stato comunicato oggi – fa sapere Fortunato Nicoletti, vicepresidente di “Nessuno è Escluso“ –: io sono tra coloro che non vedranno ridursi il contributo mensile ma questo non mi basta perché dobbiamo pensare a chi domani si ritroverà nella stessa situazione di mia figlia e della nostra famiglia. È per questo che ci stiamo battendo. Inaccettabile, infine, che si pensi di bloccare i nuovi accessi alla B1". "Come si può pensare che un bambino con la Sma o una persona con la Sla possano avere quanto previsto dalla B1 solo se e quando altri dovessero smettere di godere di questa misura?" chiede, polemico, Carlo Fiori (Uildm, Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). "L’assessorato regionale alla Sanità provveda perlomeno ad aumentare i fondi per i ricoveri nelle strutture residenziali – suggerisce Lina Lomuscio (Gruppo Accoglienza Disabili) –: perché l’effetto di quanto ci è stato appena prospettato sarà l’aumento dei ricoveri". "La B1 – spiega infatti Mariella Meli (Famiglie Disabili Lombarde) – è una misura complementare e aggiuntiva finalizzata a garantire alle persone con disabilità percorsi e terapie a domicilio. Decidere che alcuni possano beneficiarne perché sono nati prima e altri no perché sono nati dopo è una discriminazione". "Riconosciamo lo sforzo della Regione che ha aperto un confronto con il Ministero e ha ottenuto una rimodulazione dei tagli ai contributi – dichiara Cristina Finazzi (Uniti per l’Autismo) –. Ma il blocco delle nuove domande di B1 è inaccettabile. Chiediamo alla Regione di rappresentare al Ministero e al Governo tutta la drammaticità della situazione lombarda, che per una volta è un esempio alla rovescia, un’eccellenza alla rovescia". "Le famiglie con disabilità sono sempre più a rischio impoverimento – rimarca Teresa Bellini (Confad) –: basta toglierci risorse, bisogna aggiungerne". Critico anche Giovanni Merlo, direttore di Ledha: "L’impianto della delibera resta intatto e questo nuoce alla libertà di scelta delle famiglie e va contro ogni concetto di autodeterminazione. Gravissimo anche il blocco agli accesso. Di positivo c’è la riduzione dei tagli e, quindi, l’alleggerimento dell’impatto della delibera sulle famiglie". Ora due strade per la protesta: la manifestazione di piazza. E, forse, un ricorso al Tar.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro