SIMONA BALLATORE
Cronaca

I centri per i violenti. Utenti più giovani e spinti dagli avvocati: "Evitiamo recidive"

La ricerca della Bicocca e il progetto “U.o.Mo“ per servizi più in rete "Gestire le motivazioni strumentali per attivare un cambiamento vero". Le linee guida per la prevenzione dei reati e un database comune.

I centri per i violenti. Utenti più giovani e spinti dagli avvocati: "Evitiamo recidive"

I centri per i violenti. Utenti più giovani e spinti dagli avvocati: "Evitiamo recidive"

Si abbassa l’età media di chi accede ai Centri per uomini autori di violenza (Cuav). E non solo la fascia di età prevalente si è spostata dai 44-54 anni ai 31-40 anni (nel 40% dei casi) ma non mancano 18enni e 19enni. Gli italiani rappresentano sempre più della metà degli utenti. Parte dall’identikit di chi accede al progetto Savid - Stop alla violenza domestica, l’analisi dei servizi presenti sul territorio di Ats Milano, con punti di forza e criticità messi in luce per prevenire episodi ed evitare recidive. Il progetto si chiama U.O.Mo - Uomini, Orientamento e Monitoraggio - ed è finanziato da Regione Lombardia, in collaborazione con Ats Milano Città Metropolitana. I primi risultati sono stati presentati ieri all’Università di Milano-Bicocca insieme alle linee guida. Si mettono maggiormente in rete i servizi esistenti, creando progetti integrati e un “database“ utile anche ad Ats e magistratura. Tra i tanti nodi da sciogliere, ce n’è uno in particolare: "Gestire la motivazione strumentale", in modo che gli uomini violenti non affrontino il percorso e i trattamenti solo per avere “sconti“ di pena e “benefici“, ma si mettano veramente in gioco per cambiare. Dalla ricerca curata dal centro di studi dipartimentale Adv-Against Domestic Violence di Milano-Bicocca, coordinata dalla professoressa Marina Calloni, emerge la sfida.

Sono stati monitorati 99 uomini che hanno avuto accesso al CeOM, il Centro Orientamento e Monitoraggio composto da criminologi, psicoterapeuti ed educatori che accoglie le richieste di trattamento di uomini autori di violenza o a rischio di commettere atti violenti nell’ambito delle relazioni intime. Tra questi, 70 sono stati ammessi al percorso; sono stati valutati trimestralmente 46 percorsi. Due uomini violenti su tre sono arrivati su indicazione degli avvocati, uno su 5 su suggerimento dei servizi sociali, uno su 10 è stato spinto a farlo dal Tribunale, mentre un uomo su dieci è arrivato volontariamente o su indicazione della partner. La motivazione alla base, in più di 7 casi su dieci è un procedimento penale in corso. "Questo dato conferma le difficoltà di intercettare uomini autori di violenza al di fuori della cornice penale", ricordano i ricercatori di Milano-Bicocca. Solo in misura marginale si legge la "consapevolezza della violenza agita, un tentativo di recuperare le relazioni con la partner o con i figli, oppure la volontà di cambiamento".

Il tasso di partecipazione agli incontri si è attestato sul 76%. Per completare l’indagine, sono stati organizzati focus group con operatori dei Cuav, volti a raccogliere dati e informazioni utili per analizzare pratiche e routine organizzative, e sono stati intervistati professionisti esperti nell’intervento in situazioni di violenza.

Dai dati raccolti emerge che il CeOM "è un organismo efficace specialmente nell’attività di coordinamento tra i centri", ma anche nelle attività di "sensibilizzazione e formazione" volte a evitare recidive e alla prevenzione. Di qui le linee guida per rafforzare i lavori dei Centri per uomini autori di violenza, a partire da una maggiore stabilità al Centro Orientamento e Monitoraggio e da un comune sistema informatizzato, senza dimenticare un confronto continuo con i tribunali sul percorso intrapreso dagli autori delle violenze.