L’arrivo del primo paziente nella struttura della Rsa adibita a Covid hospital
L’arrivo del primo paziente nella struttura della Rsa adibita a Covid hospital

Milano, 4 novembre 2020 - Il primo ospite è arrivato ieri sera direttamente da un ospedale. Quarantasette anni, originario del Bangladesh, "era un po’ smarrito all’inizio ma si è tranquillizzato subito, lo abbiamo accolto con tanti sorrisi. Ha chiesto solo degli asciugamani", racconta Andrea Casiraghi, direttore della Rsa di via Adriano per conto della cooperativa Proges, al momento coordinatore del centro Covid.

L’Adriano Community center, così si chiama la struttura, è nuovissima, ultimata da mesi ma non ancora inaugurata come Residenza sanitaria assistenziale a causa dell’emergenza sanitaria in corso. La sua prima veste è quindi quella di “Hotel Covid“: da ieri è ufficialmente aperta per ospitare le persone positive al virus, che non necessitano di ricovero e che non hanno un luogo idoneo a trascorrere il periodo d’isolamento senza rischiare di contagiare familiari o altre persone. Messe a disposizione 70 camere doppie a uso singolo e 17 appartamenti per piccoli nuclei familiari, in un’ala che va dal piano terra al terzo piano, un comparto di 8mila metri quadri all’interno del complesso di 22.400 metri quadri. Un luogo che si aggiunge all’Hotel Astoria di viale Murillo, che da domenica si è trasformato in albergo per i malati. Entrambi hanno partecipato al bando di Ats e sono stati ritenuti siti idonei.

Casiraghi, peraltro, può contare sull’esperienza acquisita durante la prima ondata del virus come gestore del “Covid Hotel“ Michelangelo in piazza Luigi di Savoia, che ha ospitato 511 persone dal 30 marzo a metà luglio. Sul bancone all’ingresso fanno capolino decine di libri, portati direttamente dal Michelangelo. "Vogliamo creare un clima di casa", dice Casiraghi. Sparse per i piani, gigantografie di Milano: dalla Galleria alla Scala ai Navigli. In camera gli ospiti hanno wi-fi e televisione, oltre al bagno personale. Ieri, tutta la giornata è stata incentrata a predisporre l’accoglienza: all’esterno, i gazebo della Protezione civile e un mezzo di militari che presidiano l’area. L’ospite entra da una porta sulla destra, viene sottoposto a misurazione di temperatura e saturazione e poi passa alla parte amministrativa. La colazione viene servita a ogni piano dalle macchinette automatiche. Mentre pranzo e cena arrivano da un fornitore esterno: i cibi, in monoporzioni, vengono scaldati nella cucina interna e poi consegnati dal personale che ha sempre mascherina, visiera, camice, guanti e altre protezioni. "Per evitare il rischio contagio, anche i percorsi d’ingresso sono differenziati: a terra, strisce verdi e rosse indicano se un percorso è ‘sporco’ o ‘pulito’", sottolinea Casiraghi. Rispetto al Michelangelo, c’è una novità: "C’è la possibilità di uscire dalla stanza, stare in un salone apposito e, volendo, uscire su un terrazzo. Ognuno può farlo in una fascia oraria specifica per evitare il contatto".