I 100 anni dell’hockey a Milano: la Saima, l’Armata Piranesi e quelle “sveglie” ai cugini Devils

Un libro di Leonardo Gobbi racconta la storia di squadre e tifosi: “Il momento magico? Lo scudetto del ’91 al Forum”

Leonardo Gobbi con un amico all’Agorà: sotto di loro lo striscione Muppets Group

Leonardo Gobbi con un amico all’Agorà: sotto di loro lo striscione Muppets Group

Milano, 4 marzo 2024 – “Ottimista o pessimista sul futuro dell’hockey su ghiaccio a Milano? Ottimista solo perché Lugano è a 60 chilometri da qui". La risposta di Leonardo Gobbi, autore del libro “Imprese. Storie di hockey e di amicizia“ (Edizioni Interno4, euro 17), rende bene l’idea di quali siano le aspettative di un appassionato meneghino sul futuro del suo sport del cuore. Ma questo non è il momento di disperarsi, ma di celebrare una storia gloriosa.

Cento anni di hockey su ghiaccio nel capoluogo lombardo. Partiamo da un paio di date simbolo: il 28 dicembre 1923 fu inaugurato il Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi, ora utilizzato come spazio per eventi e sfilate di moda; il 10 marzo 1924 nacque l’Hockey Club Milano.

Gobbi, domenica cadranno i cento anni dalla nascita dell’Hockey Club Milano. La storia delle squadre milanesi è complicata, i cambi di proprietà sono numerosi. Perché?

"La risposta è semplice. L’hockey su ghiaccio è uno sport molto costoso. Per mantenere il ghiaccio e un impianto le spese sono alte. Nonostante a Milano ci sia una tradizione di pubblico affezionato a questo sport, i club hanno sempre avuto problemi economici. Da qui chiusure, riaperture, fusioni...".

Il primo scudetto arrivò nel 1960 con i Diavoli, il secondo oltre 30 anni dopo: 2 marzo 1991, la Saima vince lo scudetto in un Forum di Assago stracolmo. Fu il momento magico dell’hockey su ghiaccio a Milano?

"Certamente. In quegli anni Milano era una ‘hockey town’, tutti sapevano delle partite della Saima di Moretti e Cabassi e dei Devils di Berlusconi. Nel ’91 vinse la Saima, la mia squadra del cuore, nel ’92 i Devils con Berlusconi e Craxi in tribuna fischiati dagli avversari. Erano anni meravigliosi, l’hockey su ghiaccio era al centro dell’attenzione degli sportivi. E noi tifosi della Saima ce ne inventavamo di tutti i colori pur di andar contro i cugini".

Un esempio?

"C’era la sveglia Saima. Noi tifosi avevamo i numeri di telefono dei giocatori dei Devils e li chiamavamo di notte per tenerli svegli. Erano i tempi dell’Armata Piranesi, gli ultrà della Saima, una tifoseria rumorosissima e coloratissima".

A proposito di Piranesi, l’impianto ha compiuto 100 anni ma non ha più il ghiaccio.

"In realtà il Piranesi ha ancora l’impianto per creare la pista di ghiaccio. È solo una questione di costi. La struttura ha conservato anche lo stile liberty del 1923 e persino il caveau delle pellicce della borghesia milanese. Certo, da 20 mila capi ora ne restano 5 mila, ma il caveau c’è ancora".

Nel 2004-2025 a Milano giocarono i campioni della Nhl americana.

"Stagione memorabile. Il campionato statunitense non si giocò e quei giocatori vennero in Europa e a Milano".

Giocatore del cuore?

"Kim Gellert".

Nel sottotitolo del suo libro si parla anche di “amicizia”.

"Amicizie legate soprattutto al Muppets Group. Avevamo lo striscione più bello dell’Agorà".

E il futuro? L’Agorà è sempre chiuso ma c’è stato un bando per la sua ristrutturazione.

"La società che ha vinto il bando per l’Agorà, Ice Lab, che gestisce il palazzetto di Bergamo, sembra che sia sostenuta dal gruppo Pesenti. Se così fosse, sarebbe una garanzia di successo per la riqualificazione dell’impianto di via dei Ciclamini. Da qui a un ritorno dell’hockey su ghiaccio di alto livello in città, però, ce ne passa. Per ora gli Old Boys giocano a Sesto San Giovanni in terza categoria. Negli ultimi anni, invece, i tentativi che si sono succeduti per rilanciare l’hockey in città sono stati solo necrofilia hockeistica, cioè tentativi di rianimare un cadavere. Ora bisognerebbe provare a cogliere l’occasione dell’arrivo delle Olimpiadi 2026".

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