Milano, affitti alle stelle spingono fuori negozi e locali. L’ex Tortuga: “Ho perso casa e locale e mi ritrovo a Binasco”

Ivano Seregni, 67 anni, è stato costretto a lasciare la sua casa e il suo locale, ora vive in affitto in una zona lontana, senza lavoro e con una pensione insufficiente

Ivano Seregni, nel tondo, ex titolare del Tortuga

Ivano Seregni, nel tondo, ex titolare del Tortuga

Milano – “Lo sfratto mi ha rovinato la vita”, dice Ivano Seregni, 67 anni, che è stato l’anima del Tortuga Pub di via Burlamacchi, inaugurato nel 1982, da lui rilevato con dei soci nel 1987. Un pezzo della nightlife meneghina che ha chiuso definitivamente lo scorso marzo. Al Tortuga sono cresciute generazioni a birre, panini, reading di poesia e concerti. Seregni aveva casa e bottega nello stesso palazzo di Porta Romana, col locale a pianterreno.

"Due anni fa ho dovuto lasciare l’appartamento all’ultimo piano in cui stavo da 20 anni e quest’anno l’attività in cui ne ho spesi 35 della mia vita. Adesso vivo in affitto un bilocale di Binasco, in una zona scollegata e lontano da tutto, senza lavorare". Lo stabile all’inizio apparteneva all’ospedale Maggiore. "Gli appartamenti ospitavano il personale sanitario, per il locale pagavo 10mila euro al trimestre per 100 metri quadrati, un affare". Sei anni fa non gli è stato rinnovato il contratto di affitto. "Un fulmine a ciel sereno. Col passaggio alla gestione di un fondo immobiliare" (il Policlinico ha trasferito a un fondo il proprio patrimonio per finanziare la costruzione del nuovo ospedale) "hanno sfrattato tutti, non c’è stato neppure un tentativo di mediazione. Il motivo è chiaro: ricavare appartamenti di lusso da vendere a prezzi stratosferici. Pensavo di aprire un Tortuga altrove. Ma è arrivato il Covid che ha moltiplicato i debiti".

Quello che più fa soffrire Seregni non è il suo epilogo personale ma il fatto che ad esser travolta sia stata anche la sua famiglia: "Mia moglie che soffre di sclerosi multipla è peggiorata perché si è trovata priva dei suoi punti di riferimento: non riesce più a stare sulla sedia a rotelle, vive allettata e ha bisogno della mia assistenza tutto tutto il giorno. Mia figlia che non ha la patente da due anni che non esce la sera perché qui non esiste un mezzo per Milano dopo una certa ora. Andiamo avanti con una pensione ridicola, non voglio sembrare patetico ma la mia situazione è economicamente precaria, per usare un eufemismo. Se qualcuno mi offrisse l’opportunità di tornare a Milano? Sarebbe bellissimo, ma ho troppi anni per illudermi ancora". 

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