Gorgonzola, emergenza medici di base: terzo sit-in dei “pazienti senza più pazienza”

Si sono presentati davanti alla Casa di Comunità al Serbelloni con le mani coperte da un guanto, “la nostra sfida alle istituzioni”

La protesta dei cittadini
La protesta dei cittadini

Gorgonzola (Milano) – Sos medici di base, manifestazione numero tre dei "pazienti senza più pazienza" davanti alla Casa di Comunità al Serbelloni di Gorgonzola. Ma stavolta con guanto bianco alla mano, "la nostra sfida alle istituzioni". Mani guantate e tre dita alzate: "Tre, come le parole che ripetiamo da settimane: cosa intendete fare? Sino a quando non ci risponderanno, torneremo". L’ultimo presidio davanti al Serbelloni, indetto da un gruppo folto di cittadini di Bussero "capitanati" dall’ex sindaco Curzio Rusnati e dal Comitato per il diritto alla salute, appoggiato da sindacati, Acli e associazioni, risaliva a due settimane fa. In quella occasione i manifestanti erano stati ricevuti dalla direzione di presidio: "Ma niente è cambiato - così Rusnati -. Si continua a fare il gioco delle tre carte con la salute dei cittadini".

Nel corso del presidio un banchetto di raccolta firme, a corredo di una richiesta di incontro con i sindaci del bacino. Una seconda petizione è in corso a Bussero, promossa dal centro anziani. Guanto a parte, presidio con formula consueta: ritrovo, cartelli e interventi. Fra gli altri quelli dei sindacalisti e di alcuni cittadini. Fra loro la familiare di un disabile: "Ogni giorno è un’impresa. Mesi di attesa, visite che saltano e il medico lontano da casa". Al microfono Angelo Lavagnini della Cisl: "Ecco il risultato di trent’anni di mala gestione della sanità: siamo con voi". Fuori presidio presente anche la sindaca di Gorgonzola Ilaria Scaccabarozzi: "Mi è parso giusti esserci. L’interlocutore vero è però un altro: la Regione Lombardia".

Due settimane fa i manifestanti erano stati ricevuti da Daniela Invernizzi, direttrice del distretto Asst Alta Martesana. "Non posso nè voglio delegittimare i motivi della protesta - dice ora - . Devo però dire che nel distretto i medici, e i posti sceglibili, ci sono". Il tema dei medici “fuori paese”: "Si ragiona per ambiti, e in nessun modo si può obbligare un professionista a scegliere una o un’altra sede. L’ho ribadito a fronte del “casus belli” di Bussero. Io penso che il malessere riguardi una situazione più generale. E che il tema delle cure primarie stia attraversando una fase di trasformazione è innegabile".

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