Giungla d’asfalto, ma perché in città la tuta mimetica?

L'articolo analizza il fenomeno dell'abbigliamento urbano sempre più ispirato all'equipaggiamento da escursionismo, evidenziando un cambiamento nel modo di vestire delle persone in città.

Lotito

Che la città sia una giungla d’asfalto, siamo tutti d’accordo. E bene fece John Huston a intitolare così, nel 1950, la sua bellissima pellicola. La metropoli è certo un luogo pieno di insidie, e attraversandola si vive quasi sempre un’avventura: possono capitarti belle cose, ma anche guai a non finire. Se di giorno è già così, a notte inoltrata è peggio: checché ne dicano gli ottimisti, ci vuole del fegato per andarvi a zonzo come nulla fosse. Tuttavia, non si capisce perché da un po’ di tempo la gente vada in giro equipaggiata come se davvero la città fosse una maledetta foresta. C’è chi vi si muove in tuta mimetica (a un pezzo o completa), forse nel tentativo di sfuggire a tremende imboscate. C’è poi chi calza scarponi da arrampicata (simili agli "anfibi" militari) anche quando va a teatro o passa sui mosaici della Galleria; chi tiene appesi alla cintura rotoli di corda, catene e moschettoni, più idonei a una salita sul Cervino che non alle scale mobili della Rinascente; chi porta sulle spalle zaini accessoriati di tutto punto, dalla borraccia all’ombrello e alla picozza; chi affonda il viso dentro pesanti cappucci alla maniera dei monaci del "Nome della Rosa", forse anch’essi per non farsi riconoscere, senza sapere che a quel modo è pericoloso attraversare la strada (come fai a vedere chi sopraggiunge?) e sei comunque facile bersaglio di chi agisce alle spalle. Insomma, non si capisce che diavolo stia succedendo a chi vive in città e veste e si muove come temesse trappole a ogni passo e le strade fossero sentieri tra canyons o acquitrini, mentre il tailleur per le donne è ormai un pezzo da museo e l’abito intero per gli uomini una punizione da matrimonio. Intanto, gli stilisti (continuiamo pure a chiamarli così) gongolano preparando nuove strabilianti passerelle.

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