ANNA GIORGI
Cronaca

Omicidio di Senago, le prove raccolte nella casa dell’orrore al vaglio dei Ris di Parma

Saranno decisive per stabilire le aggravanti, premeditazione e crudeltà, per l’assassino, Alessandro Impagnatiello. E quindi l’eventuale pena

Alessandro Impagnatiello e Giulia Tramontano

Alessandro Impagnatiello e Giulia Tramontano

Milano, 13 giugno 2023 –  Buona parte delle prove e dei reperti raccolti nella casa dell’orrore, quella in cui Giulia Tramontano è stata uccisa dal convivente e padre di suo figlio Thiago, Alessandro Impagnatiello, saranno inviati al Ris per una relazione più completa e anche per avere un risultato in tempi più veloci.

Il materiale è tantissimo e il Ris di Parma ci lavorerà con l’ausilio del reparto di investigazioni scientifiche interne ai carabinieri. Così ha deciso la Procura. La relazione finale dei carabinieri si aggiungerà al fascicolo aperto sulla morte di Giulia e sarà determinante, insieme all’esito dell’esame tossicologico, per avere un quadro chiaro di come si è svolta la dinamica dell’omicidio. Si tratta di un caso chiuso, ci sono due morti, Giulia e Thiago e c’è un assassino già in carcere.

Ma ci sarà un processo in Assise che, per la definizione della pena, si giocherà sulle aggravanti. Per questo è determinante ricostruire il racconto di quelle ore aldilà di quanto ha detto l’inaffidabile Impagnatiello.

Il tossicologico dirà se Giulia aveva involontariamente assunto, in piccole dosi, veleno per topi somministrato dal fidanzato che pensava così di uccidere il feto e liberarsi da quello che lui riteneva il vero ostacolo alla sua libertà: il bambino, perché Giulia lo aveva già lasciato.

L’indagine, anche attraverso l’analisi sugli oggetti repertati, ricostruirà "il prima e il dopo” l’omicidio, per nulla chiariti nella confessione del fidanzato , che ha messo in fila, così come nella vita parallela che portava avanti con un’altra donna, solo una serie di bugie.

Ha detto di averla uccisa “senza un motivo” e “senza rabbia”, ma l’autopsia ha evidenziato un accanimento, almeno 37 le coltellate inferte con violenza, di cui la prima letale alla carotide, che le ha poi impedito di urlare.

Ha messo a verbale di aver buttato il telefono di lei “in un tombino”, ma non è stato mai trovato. Quelle ustioni, poi, così estese sul corpo, hanno reso impossibile ai medici datare la morte, e sono un ulteriore elemento che ora gli inquirenti proveranno ad analizzare per avere risposte sul momento della morte.

Un’altra risposta attesa è quella sulle ore di vita del feto. "Non sappiamo se sotto lo stress dell’azione omicidiaria ci possa essere stato un impulso di incremento dell’ossitocina. Se fosse iniziato il travaglio ci sarebbe una mutazione del capo di imputazione”, ha spiegato bene l’avvocato della famiglia Tramontano, Giovanni Cacciapuoti.

Proprio ieri Chiara, la sorella di Giulia, ha scritto una lettera affidata ai social: “Solo il dolore della tua perdita mi fa sentire che il mio cuore batte ancora. E che agonia. Sapere di essere rimasti qui senza te e Thiago, ergastolani del tempo e del dolore”.

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