IMPEGNO Elenoire  CasalegnoRELATRICI   Eleonora Laffranchini, Gaia Avella  e Chiara Valentina Segrè (Newpress)
IMPEGNO Elenoire CasalegnoRELATRICI Eleonora Laffranchini, Gaia Avella e Chiara Valentina Segrè (Newpress)

Milano, 26 novembre 2015 - «Com'è possibile che nel 2015 siamo ancora qui a parlare di violenza sulle donne?». La domanda, retorica e allo stesso tempo provocatoria, è stata posta da Eleonoire Casalegno, conduttrice televisiva, attrice ed ex modella, che non ha mai nascosto di avere avuto a che fare con uno stalker. Ieri la Casalegno è intervenuta nel punto Enel di via Broletto 44/A per il dibattito “Svegliamoci! Contro la violenza dal linguaggio alla tecnologia”, di cui Il Giorno è media partner, per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Eppure, purtroppo, nel 2015 si deve parlare ancora di questo fenomeno. Sono i numeri a imporlo visto che in Italia i casi di femminicidio sono aumentati dell’8% (da gennaio a oggi, le vittime sono 107), rafforzando quindi quel rapporto (Istat) che parla di una donna italiana su cinque che almeno una volta ha subito una violenza, fisica o psicologica che sia.

La testimonianza della Casalegno, affiancata da Dario Corrisio di Enel Energia, ha dato il “la” a un dibattito intenso: si è parlato di educazione, letteratura, legge e tecnologia con le scrittrici Chiara Valentina Segrè ed Eleonora Laffranchi, la psicologa Gaia Avella, il vicedirettore vicario del Giorno Laura Fasano e l’avvocato Lorenzo Puglisi, fondatore dell’associazione Sos Stalking. Proprio i dati riguardanti lo stalking sono apparsi molto significativi. «In Italia il 50% delle violenze contro le donne è causato da stalker – ha denunciato Puglisi – un numero che purtroppo è destinato ad aumentare se non si interviene anche dal punto di vista educativo. Molte donne non denunciano e quindi solo la legge, che pure con fatica abbia ottenuto in parlamento, può anche non bastare».

Un quarto delle vittime aveva denunciato il suo persecutore prima delle violenze che hanno portato alla morte. «La diretta conseguenza – sottolinea l’avvocato – è il calo della fiducia nella giustizia da parte delle vittime, che non sentendosi protette denunciano meno». La tecnologia, però, può essere d’aiuto. «Il nostro braccialetto elettronico – ha detto Mario Traverso di “Monitoring Italia” – può essere un deterrente nel caso ci siano ordinanze che impongono a una persona di stare lontano da un’altra dopo una denuncia per stalking o violenza». Gli strumenti, legislativi e tecnologici, insomma ci sono, basta “svegliarsi” per fare in modo che le violenze possano finalmente diminuire. O - l’auspicio per il 2016 - azzerarsi.

di LUCA CALO' E MARIANNA VAZZANA