“La scuola deve educare alla libertà e alla vita”: la lezione di Gherardo Colombo ai prof

L’ex magistrato e le domande dei bambini. Martedì incontrerà gli insegnanti La forza della lettura e delle materie umanistiche, indispensabili e da rilanciare E la storia al contrario: "Io la affronterei partendo dall’oggi per arrivare ai Sumeri"

Gherardo Colombo durante uno dei numerosi incontri con gli studenti

Gherardo Colombo durante uno dei numerosi incontri con gli studenti

Milano – “La scuola deve educare alla libertà". Gherardo Colombo, giurista, scrittore ed ex magistrato, torna in classe, questa volta per gli insegnanti delle scuole elementari e medie. “Leggere per insegnare“ il tema che svilupperà martedì al Centro Internazionale di Brera insieme a Laura Pigozzi e ad Andrea Staid, all’interno del progetto “La Lettura Intorno” di BookCity Milano e Fondazione Cariplo, che da settembre ha già raggiunto 1.122 studenti di 27 scuole.

Lei ha spiegato la Costituzione anche con gli occhi e le domande dei bambini: quanto è importante lavorare con loro?

"Vado molto spesso a parlare nelle scuole, anche alle elementari, e credo sia essenziale, sotto diversi profili: per un rapporto diverso con le regole, che devono diventare strumento di servizio per avere buone relazioni con gli altri. E per contribuire a fare in modo che la scuola promuova approfondimenti, che avvengono anche e soprattutto attraverso la lettura".

Cosa le chiedono i bambini e gli studenti più grandi?

"Sulla mia professione di magistrato si concentrano tantissime domande dei più piccoli: mi chiedono cosa fa il magistrato, cosa succede se uno ruba e c’è un interesse spiccatissimo sull’attività del giudice e del pubblico ministero. Alle medie e alle superiori, anche per come imposto io il tema, si parla soprattutto delle situazioni che possono riguardare loro".

Martedì l’incontro sarà dedicato agli insegnanti. Perché?

"Credo che debbano essere aiutati in modo adeguato e sostanziale, non formale. Perché la forma serve fino a un certo punto: è necessario parlare di metodi oltre che di contenuti. La nostra Costituzione, al di là dei principi fondamentali, è abbastanza sconosciuta. Parliamone a scuola per fare in modo che ce ne si appropri un pochino".

Lei si è occupato di tantissime inchieste che hanno scritto la storia d’Italia, dalla P2 a Mani Pulite. Un periodo che non entra ancora nei programmi scolastici: è arrivata finalmente l’ora di affrontarlo?

"Io la storia la insegnerei al contrario, partendo dall’oggi e andando indietro, non dai Sumeri. Perché la storia serve a rispondere a una domanda in particolare: perché siamo così oggi? Certo è una cosa che non possono fare gli insegnanti da soli, perché ci sono i programmi ministeriali".

Tra pochi giorni si apriranno le iscrizioni: l’anno appena passato è stato il più buio per i licei classici. Come invertire la rotta?

"Io mi sono diplomato al De Amicis a Milano. Credo che la scuola, oltre a insegnare a entrare nel mondo del lavoro, cosa sulla quale oggi si insiste molto, dovrebbe educare alla libertà. Vuol dire educare a essere capaci di scegliere. E per far questo sono indispensabili le materie generalmente chiamate umanistiche. Io credo si debba insistere su questi due livelli, sia sull’istruzione come formazione verso il lavoro sia, e forse ancora di più, sull’istruzione come formazione alla vita".

Quanto è stato fondamentale per lei il classico?

"Molto. Io non sono stato per nulla uno studente modello fino al liceo. Allora c’era ancora la separazione tra ginnasio e liceo. Ho cominciato a capire che era interesse mio studiare in quegli anni e da quel momento tutto ha cambiato prospettiva. Studiare perché sei obbligato è molto diverso dal farlo perché sai che è necessario per te".

Torniamo ai libri: ce n’è uno che ha segnato una svolta?

"Non uno ma tantissimi, in diverse fasi della vita. Penso a Dostoevskij con I fratelli Karamazov e in particolare ai capitoli Ribellione e Il Grande inquisitore . Ai libri di Philip e Joseph Roth e anche a un autore malvisto dagli studenti ma per me fondamentale: Alessandro Manzoni".

La scuola può essere ancora un ascensore sociale?

"Lo è se la scuola funziona secondo i principi della Costituzione: se garantisce pari dignità, riconoscimento reciproco, la tutela dei diritti inviolabili e, contemporaneamente, l’insistenza sul principio di solidarietà. Se la scuola opera in questo senso, la Costituzione si realizza, altrimenti succede quello che vediamo oggi: la Costituzione dice una cosa e noi facciamo tutto il contrario".

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