
Maria Grazia Salvatorelli e il marito Fabio Polito
Vanzago (Milano), 31 agosto 2025 – “Un’esperienza ricca di emozioni e vissuti particolari, un’occasione di crescita anche per noi adulti”. Maria Grazia Salvatorelli, impiegata in uno studio legale, e il marito Fabio Polito, buyer in una società di vendite on-line, residenti a Vanzago, sono i genitori affidatari di una giovane di 16 anni, che vive con loro ormai da sei anni. Un’esperienza di affido “sine die“, più lunga rispetto ai percorsi tradizionali, che ha creato un forte legame all’interno della famiglia.
Maria Grazia, come lei e suo marito vi siete avvicinati all’affido?
“Non abbiamo figli biologici e in un primo momento volevamo optare per l’adozione. Poi abbiamo riflettuto: desideravamo essere genitori esclusivi di un bambino, o accoglierne, nel complesso, più di uno? Così abbiamo iniziato a interessarci all’affido”.
Poi cos’è successo?
“Ci siamo rivolti ad Aibi, l’associazione Amici dei bambini, che ci ha supportati nelle procedure, facendo da tramite con gli enti competenti. Sono stati fantastici, ci hanno fornito tutto l’aiuto necessario. Hanno trovato la chiave giusta per sostenerci, anche nei momenti più complicati”.
E così è arrivata la vostra bimba.
“Aveva dieci anni quando l’abbiamo accolta. Pensavamo restasse solo per un periodo e invece adesso, con nostra infinita gioia, è ancora con noi. L’affido è diventato “sine die“: da un lato perché non si è reso possibile un rientro nella famiglia d’origine, dall’altro per la forte volontà della ragazza di rimanere con noi. Quando avrà 18 anni, le si apriranno varie possibilità, tra le quali l’adozione mite, una formula che consente di assumere il cognome dei genitori affidatari, mantenendo i contatti con la famiglia d’origine. Già adesso, per noi è una figlia”.
Sul lato pratico, quali sono le maggiori difficoltà che ha riscontrato in questo percorso?
“Le lungaggini burocratiche. Anche solo per rinnovare un documento del minore, come la carta d’identità o la tessera sanitaria, ci vogliono tempi lunghi a causa della pluralità di soggetti coinvolti. Sarebbe importante snellire questi passaggi”.
E da un punto di vista emotivo?
“Inutile negarlo, l’affido è un percorso in salita, dove non mancano le difficoltà. Ma quello che si riceve, in termini di scambio e arricchimento, è straordinario. È una forma di amore immensa, una girandola di emozioni”.
Come sua “figlia” sta vivendo questa situazione?
“È serena. Ha fatto pace con la sua storia, con la sua vita di prima e quella di dopo. È una ragazza solare, con un carattere forte e tanta gioia di vivere”.
Cosa consiglierebbe a una coppia intenzionata a compiere questo percorso?
“Di farsi seguire da un’associazione, o un ente specializzato, per avere tutto il sostegno necessario sia sul versante burocratico che, all’occorrenza, su quello psicologico. È importante anche fare rete con altri genitori affidatari, incontrarsi periodicamente e condividere le rispettive esperienze”.