MASSIMILIANO MINGOIA NICOLA PALMA
Cronaca

Galleria Milano, canone affitto giusto: botteghe storiche battute

La Cassazione respinge gli ultimi ricorsi di Verga e Cadè contro le regole per i rinnovi. Ora i titolari dovranno decidere se prolungare o no la concessione con Palazzo Marino

Il Comune ormai da anni punta a incassare sempre più dagli affitti degli spazi in Galleria

Il Comune ormai da anni punta a incassare sempre più dagli affitti degli spazi in Galleria

Milano, 17 gennaio 2023 - Ora la battaglia legale è definitivamente chiusa. O meglio, resta uno strascico ancora pendente su tempi e modalità di versamento di una cauzione pre-firma, ma la sostanza non cambia: i canoni d'affitto stabiliti dalla Giunta Sala per le botteghe storiche della Galleria Vittorio Emanuele sono stati calcolati correttamente. Venerdì la Cassazione ha confermato quanto stabilito nel novembre 2021 dal Consiglio di Stato, respingendo l’ultimo ricorso presentato dai negozi Verga e Cadè. Di conseguenza, ora i titolari dovranno decidere se prolungare o meno il contratto, accettando le nuove condizioni stabilite dalla delibera del 2019. Già, proprio il provvedimento che ha varato le nuove linee di indirizzo per gli affitti in scadenza all’Ottagono: dopo aver fissato la procedura a evidenza pubblica come "modalità ordinaria di gestione degli immobili", è stata prevista una deroga solo in caso di "interesse pubblico superiore a quello perseguito nella procedura a evidenza pubblica" e a "un canone pari alla media delle offerte degli ultimi due anni per la stessa merceologia o comunque al canone determinato dall’Agenzia delle Entrate e Riscossione, ove superiore a tale media".

Sulla base di quei criteri, nel 2020 l’amministrazione riconosce a nove esercizi commerciali i requisiti per il rinnovo senza gara della concessione scaduta: Noli, Cadè, bar Marino, Ruggeri, Verga, Haeres Equita, Mejana, Biffi e Spagnoli. Costo annuale: 3.303,56 euro al metro quadro per il commercio al dettaglio (con sconto del 10% a 2.899,81 euro per i negozi mono vetrina), 1.850 euro per bar, ristoranti e tabacchi. Verga e Cadè presentano ricorso al Tar, che nell’aprile 2021 lo accoglie in parte: i giudici contestano in particolare la scelta del criterio del canone, idonea sì "a garantire la gestione del bene secondo criteri di economicità" ma non "a realizzare la tutela effettiva degli interessi storico, culturale e identitario correlati alla continuità gestionale delle attività commerciali presenti da lungo tempo nella Galleria".

Un verdetto che Palazzo Marino impugna, ottenendo il ribaltone in Consiglio di Stato. "Il Comune – si legge nelle motivazioni – ha rispettato le previsioni della legge regionale, introducendo molteplici correttivi: la possibilità del rinnovo con conseguente continuità di gestione, lo sconto del 10% sui negozi mono vetrina, la scelta di un criterio di calcolo basato sulle offerte medie degli ultimi due anni". E ancora: "Tale modus operandi rientra tra le legittime scelte politico-discrezionali dell’amministrazione e non può essere sindacata dal giudice, in mancanza di violazione di legge o di erroneità e illogicità, che non sussistono nel caso di specie e che lo stesso giudice di prime cure ha escluso".

Tradotto: il Comune ha assicurato alle botteghe storiche "un canone più che equo e nettamente inferiore rispetto a quello che si sarebbe determinato in seguito a una procedura concorsuale". Forte di quella sentenza, nell’agosto 2022 l’amministrazione invita Verga e Cadè a sottoscrivere il contratto alle condizioni date, concedendo un termine di 30 giorni per l’accettazione e informando gli interlocutori che verrà richiesta l’indennità di occupazione extracontrattuale (coi parametri del nuovo canone) per il periodo intercorrente tra la data di scadenza della convenzione precedente (giugno 2020) e la data di sottoscrizione della nuova.

A quel punto, gli esercenti impugnano nuovamente al Tar, facendo sapere allo stesso tempo di essersi rivolti alla Cassazione per contestare il verdetto del Consiglio di Stato sull’entità dei canoni. Una spada di Damocle che da venerdì non c’è più: la Suprema Corte ha respinto in via definitiva le istanze di Verga e Cadè. E ora? Resta in piedi solo l’ultimo contenzioso davanti al Tribunale amministrativo: i giudici hanno concesso la sospensiva cautelare del provvedimento con cui il Comune ha sollecitato i gestori a firmare, a patto che consegnino un assegno circolare, a titolo di cauzione, pari al 30% del futuro canone. Udienza di merito l’8 febbraio.

 

 

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