Il presidio per chiedere la scarcerazione di Vincenzo Vecchi
Il presidio per chiedere la scarcerazione di Vincenzo Vecchi

Milano, 24 agosto 2019 - Era stato fotografato mentre «con in mano una bottiglia incendiaria» dava fuoco a un copertone sulle strade di Genova, con altri manifestanti «danneggiava, distruggeva e incendiava» istituti di credito e un supermercato. L’antagonista milanese Vincenzo Vecchi per la giustizia italiana deve scontare 11 anni e mezzo di reclusione per le devastazioni durante il G8 del 2001 nel capoluogo ligure, e altri 4 anni inflitti nel processo milanese con al centro la guerriglia urbana del 2006 durante una manifestazione in corso Buenos Aires.

Per la giustizia francese, però, il caso merita un ulteriore approfondimento. La Corte d’Appello di Rennes ieri ha “congelato” l’estradizione dell’ex black bloc latitante arrestato lo scorso 8 agosto in un paesino della Bretagna, dove il 46enne fuggito dall’Italia nel 2012 per evitare il carcere si era costruito una nuova vita tra lavoro da imbianchino e attivismo in un collettivo locale. «Si tratta di una prima vittoria», ha spiegato uno dei suoi difensori ai sostenitori in presidio davanti al Palazzo di giustizia di Rennes. La Corte d’Appello di Rennes ha chiesto infatti alla giustizia italiana un supplemento di informazioni nell’ambito della richiesta d’estradizione dell’uomo, destinatario di un Mandato d’arresto europeo, dopo che i legali si sono aggrappati a presunte irregolarità formali e documenti mancanti. Ma c’è di più. I giudici hanno ordinato uno «studio di fattibilità per l’assegnazione ai domiciliari», attraverso sorveglianza elettronica. «Da quando sono qui non ho mai lasciato il suolo francese», ha spiegato Vecchi ai giudici.

L’ex attivista no global, quindi, nei prossimi giorni potrebbe uscire dal carcere alle porte di Rennes dove si trova dall’8 agosto. Intanto i giudici hanno fissato una nuova udienza, il 26 settembre, per valutare nuovo il dossier sul caso che dovrebbe essere fornito dall’autorità giudiziaria italiana. Fino ad allora la sua posizione resta in sospeso. Contro l’estradizione di Vecchi si è creata una mobilitazione in Francia, con striscioni in Bretagna con la scritta «Liberté pour Vincenzo», articoli sul quotidiano di sinistra “Liberation” e appelli contro una «pena pesantissima» inflitta per i fatti di un G8 tragico, segnato da violenti scontri, dalla morte del manifestante Carlo Giuliani, dalla «macelleria messicana» alla scuola Diaz. E i giudici francesi hanno preso tempo, nonostante il procuratore di Rennes avesse sostenuto che l’uomo va consegnato immediatamente. Una decisione che, in casi analoghi, ha pochi precedenti, per rimanere alla storia degli ultimi anni. Il no global pavese Luca Finotti, altro latitante tra i condannati per le devastazioni del G8, era stato catturato nel 2017 in Svizzera e poi estradato. La Francia l’anno scorso aveva dato subito l’ok all’estradizione dell’antagonista di Rho Marco Re Cecconi, che avrebbe fatto parte dei black bloc no-Expo che misero a ferro e fuoco Milano il primo maggio 2015. Comparirà il 2 ottobre davanti al gup di Milano, che dovrà valutare la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Piero Basilone. Negli anni scorsi, invece, la Grecia negò l’estradizione di 5 anarchici greci coinvolti nei disordini del primo maggio, motivando il provvedimento con il fatto che in quel Paese non esiste il reato di devastazione e saccheggio. Che in Italia, invece, prevede pene fino a 15 anni.