Studenti sotto pressione a scuola
Studenti sotto pressione a scuola

Milano, 16 ottobre 2019 -  Il 12 per cento dei giovani fra i 18 e i 24 anni abbandona prematuramente gli studi in Lombardia. Meno della media nazionale, del 14%, ma si è ancora lontani dall’obiettivo dell’Unione Europea che vorrebbe, entro il 2020, meno del 10% di giovani senza diploma superiore o professionale. Gli ultimi dati arrivano dall’Osservatorio povertà educativa curato da “Con i bambini - impresa sociale” e Fondazione Openpolis, dal quale emerge un dato ancora più preoccupante: il tasso di dispersione scolastica fra il primo e l’ultimo anno, sempre in regione (calcolato su dati Istat, Miur e Tuttoscuola) è del 25,8 per cento, un punto sopra la media nazionale.  Si cerca di correre ai ripari e di mettere a sistema buone pratiche. La dispersione scolastica è finita sotto la lente anche del Fondo di beneficenza di Intesa San Paolo, che ieri a Milano ha radunato gli enti del terzo settore che si occupano del tema attorno allo stesso tavolo.

Nel triennio , con il Fondo sono stati stanziati 27 milioni di euro per progetti in tutta Italia; 13,5 milioni di euro sono dedicati quest’anno alla lotta alla dispersione scolastica, alla violenza sulle donne e sui minori e alla demenza senile. «La dispersione scolastica - sottolinea il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro - è un problema grave per la società, che perde risorse preziose. Colpisce i giovani, riduce le possibilità di sviluppo personale e l’autostima, la consapevolezza di sé. Abbiamo un fondo che alimenta gli interventi in quel campo attraverso le organizzazioni sul territorio che si occupano di questi problemi. Non lo facciamo direttamente per non creare un’organizzazione che sostituisca chi già lo fa con grande sensibilità. Le scegliamo, le monitoriamo e le aiutiamo a migliorare». Si condividono le buone pratiche, fra queste il “Progetto Scuola Bottega” di Milano de “La Strada”, attiva nel campo da 15 anni: «Abbiamo accompagnato oltre 350 ragazzi al raggiungimento del diploma di terza media - spiega Lisa Ghezzi - ogni anno attiviamo due classi da 30 ragazzi a rischio drop-out che ci vengono segnalati dalle scuole e dalle comunità». Si impara facendo, c’è un laboratorio di falegnameria, ci si avvia al lavoro. «E spesso i ragazzi ritrovano anche la voglia di studiare». Saltano l’ostacolo e continuano.