
Marta Mura avvocato e presidente della fondazione Ideatrice della parete dove ci sono oltre 70 foto di donne uccise
La prima fu Giulia Donato, 23 anni, impiegata. L’ultima è stata Eleonora Toci, 30 anni. La prossima sarà Flavia Agonigi Mello, 30 anni, uccisa a Pontedera. Sono 32 i volti delle vittime di femminicidio nel 2024, una in fila all’altra sulla "Parete contro la violenza" nell’atrio della Fondazione Marchesi di Inzago. Ma nell’ufficio di Marta Mura, avvocato e presidente della storica fondazione, ideatrice e da oltre un anno e mezzo amorevole "curatrice" della parete vi sono oltre 70 altre foto. "Le cambio di anno in anno, altrimenti non ci starebbero. Ma queste non le butto certamente". La parete affaccia sulle vetrate del centro prenotazioni della fondazione che ospita Rsa, centro diurno e ambulatori. I cittadini entrano, commentano. Le immagini hanno formato e grafica affine: volto, nome, anno e circostanze della morte. Una, massimo due righe. "Quel che desidero - spiega Marta - è che ci si concentri sui volti. Salta subito agli occhi una cosa: queste donne non erano più belle, brutte, grasse, magre, giovani, vecchie di come sono tante altre donne. Non c’è regola. Può capitare a chiunque di noi". L’impegno contro la violenza della Fondazione Marchesi include molte altre iniziative. "Facciamo parte della Rete antiviolenza Viola a aderiamo a molte altre attività. Proprio in queste settimane concludiamo un lungo progetto realizzato con l’istituto superiore Bellisario, e durante il percorso, varie volte le nostre ospiti hanno lavorato con studentesse giovanissime. Non c’è comunque età per sentirsi nel problema". Una storia trova spazio in parete solo una volta “chiusa” sul fronte delle indagini. "Sono un avvocato, ho un’ovvia deformazione professionale. Devono esservi una confessione o una sicura attribuzione. E i requisiti per parlare di femminicidio". Solo due foto, fra tante, rimangono. Quelle di Giulia Cecchettin e Romina Vento, ispiratrici, un anno fa, del progetto con le scuole. M.A.