Fondi Ue al vino italiano Indagini e perquisizioni

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di Paolo Verri

Fondi europei stanziati per promuovere il vino italiano ma dirottati in tutt’altra direzione e un giro di fatture false. È questo il cuore di un’inchiesta condotta dal pm Giovanni Polizzi, insieme alla Guardia di Finanza, che è destinata a far tremare uno dei settori più importanti del made in Italy. Al centro dell’indagine, ancora alle battute iniziali, sono Unione Italiana Vini e Veronafiere Spa, che nei suoi spazi espositivi ogni anno ospita il Vinitaly. Due big a cui a Bruxelles nessuno poteva negare attenzione. Ed è così che alla fine del 2018 Unione Italiana Vini decide di partecipare a un bando del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione aderendo al progetto Native Grapes Academy. Accanto all’associazione dei produttori italiani – nata 126 anni fa e che da sola rappresenta più del 50% del fatturato e l’85% dell’export – si schiera anche Zante Coop. La partecipazione del consorzio di produttori dell’isola greca cara a Foscolo può sembrare bizzarro, ma era requisito fondamentale per aderire al bando Ue che prevedeva la partnership di almeno due Paesi membri. A sviluppare i progetti di promozione del vino italiano e greco, poi, ci avrebbe dovuto pensare Veronafiere. E fin qui tutto chiaro, o quasi.

Peccato che con i 2 milioni di euro già arrivati dall’agenzia Chafea – acronimo della Consumers, Health, Agriculture and Food Executive Agency della Ue – finora si sia fatto ben poco, anche a causa dello stop forzato del Covid. Il sospetto del pm Polizzi è che gli oltre 4,6 milioni di euro stanziati complessivamente da Bruxelles in realtà fossero destinati ad attività anche lontane dal mondo del vino. Trai primi passi dell’indagine – che al momento vede indagati Paolo Castelletti e Alessio Aiani, rispettivamente consigliere delegato e Cfo di Unione Italiana Vini, per false fatturazioni e truffa ai danni della Ue – c’è stata una perquisizione delle Fiamme Gialle negli uffici dell’associazione a Milano e a Verona, oltre che nella sede Veronafiere. Sono stati acquisiti documenti e il contenuto di pc, tablet e cellulari degli indagati. Anche diversi dipendenti sono stati ascoltati dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, e non è escluso che il fascicolo possa arricchirsi di altri capitoli e indagati. Per il momento, però, come si legge nel decreto di perquisizione, le indagini si sono concentrate su Castelletti e Aiani, sospettati di aver "indotto in errore" "con raggiri" la Chafea, "procurandosi un ingiusto profitto connesso all’erogazione del finanziamento europeo". L’80% dei 4,6 milioni previsti sarebbe dovuto arrivare dalla Ue, mentre il 20% delle risorse necessarie per il progetto – poco più di 1,1 milioni – era di competenza dell’Unione Italiana Vini. Denaro che, sempre stando all’ipotesi della Procura, sarebbe stata in realtà conferita da Veronafiere, che nel frattempo aveva stipulato un "simulato contratto di servizi" con l’associazione dei produttori, giustificato da un giro di false fatturazioni.

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