Faida per lo spaccio nei boschi del Rugareto: incastrati i 4 killer di Oudia

Il marocchino ucciso a colpi di pistola il 2 aprile scorso a Rescaldina. Indagine dei carabinieri per risalire al gruppo di pusher autore del raid

Rescaldina, omicidio nei boschi della droga

Rescaldina, omicidio nei boschi della droga

Recaldina (Milano) - Svolta nelle indagini sull’omicidio del giovane marocchino Bouda Ouadia ritrovato senza vita nei boschi del Rugareto a Rescaldina nel pomeriggio dello scorso 2 aprile. Il gip del Tribunale di Busto Arsizio Stefano Colombo ha firmato quattro custodie cautelari in carcere nei confronti di altrettanti uomini ritenuti responsabili del delitto: si tratta di quattro connazionali della vittima, che quel giorno sarebbero entrati nel bosco per tendere un agguato al ventiquattrenne e a un’altra persona che si trovava con lui. Oudia morì sul colpo, ucciso da una raffica di proiettili calibro 223 Remington, calibro 9 e calibro 12, mentre il secondo uomo fu ferito di striscio alla testa e a una gamba. L’agguato andò in scena all’altezza di via per Gerenzano, strada che taglia un’area boschiva conosciuta come luogo di spaccio e dove spesso si sono consumati episodi di violenza tra pusher. Le indagini puntarono fin da subito su un possibile regolamento di conti tra soggetti legati al mondo della droga. Oudia era un immigrato irregolare, che venne riconosciuto grazie alle impronte digitali. Fu una persona che passeggiava tra i boschi a scoprire il cadavere e a dare l’allarme.

Accanto a lui c’erano i bossoli, immediatamente repertati e fatti analizzare dai militari di Legnano. Gli investigatori dell’Arma sono riusciti a raccogliere numerosi elementi di prova che sono serviti alla Procura per ottenere i provvedimenti restrittivi di custodia cautelare in carcere nei confronti dei trentenni Mohamed El M. ed Elhabib R., del trentaseienne Abdelatif B. e del quarantatreenne Mohamed H. Stando a quanto emerso, l’inchiesta ha imboccato una direzione precisa il giorno dopo l’assassinio, quando i carabinieri di Rescaldina hanno appreso da una fonte che il gruppo entrato nei boschi il 2 aprile faceva capo a un marocchino soprannominato "Lungo", boss di una banda composta da quattro-cinque persone. Non solo: il confidente ha pure fornito alcuni dei numeri di cellulare utilizzati abitualmente dal gruppo e ha indicato i punti della zona utilizzati dalla gang per lo spaccio. Ulteriori informazioni arrivate in corso d’opera hanno consentito ai militari di rintracciare la persona che faceva da palo, un ragazzo italiano.

Detto questo, prima di morire era stato lo stesso Oudia, che temeva che volessero fargliela pagare per i continui screzi con alcuni connazionali, a rivelare a un conoscente le sue paure, citando pure coloro che avrebbero potuto fargli del male. Il suo omicidio è maturato, quindi, nell’ambiente degli spacciatori nordafricani, coadiuvati da alcuni italiani che non sono mai riusciti a spartirsi il territorio dello spaccio. Una lotta senza esclusione di colpi. Dove uno sgarro si paga con la vita.

 

 

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