Ex cartiera Fabriano a Peschiera Borromeo: cosa farne? Un rilancio atteso da dieci anni

Il vecchio stabilimento in via Liberazione copre un’area di 70mila metri quadrati. La vicesindaca con delega all’Urbanistica: "Tavolo in corso con la proprietà per una riqualificazione"

L’ex cartiera Miliani-Fabriano è un monumento al degrado

L’ex cartiera Miliani-Fabriano è un monumento al degrado

Peschiera Borromeo (Milano) – Una grande area dismessa, di 70mila metri quadrati, da oltre dieci anni in attesa di un rilancio. È l’ex cartiera Miliani-Fabriano, a Peschiera Borromeo. Un monumento al degrado, per il quale si continua a sperare in una svolta. Mentre per l’ex Postalmarket di San Bovio, altro sito rimasto a lungo in stato di abbandono, è finalmente arrivato il momento del rilancio con l’avvio delle opere preliminari alla costruzione di una Data center della Microsoft, per l’ex stabilimento di via Liberazione 96 si aspetta ancora un programma di recupero, "al quale si sta comunque lavorando - precisa Stefania Accosa, vicesindaca con delega all’Urbanistica -. Sono in corso periodici tavoli di confronto con la proprietà, per raggiungere un accordo sulla riqualificazione del sito. Al momento non possiamo sbilanciarci, ma di certo non si tratterà dell’ennesimo insediamento logistico, che rischierebbe di essere impattante, specie in termini di traffico, per la vicina frazione di Bellaria e la città in generale. Sul fronte della logistica e dei trasporti, Peschiera Borromeo ha già dato, e sta dando tanto, perciò abbiamo ritenuto di chiudere la porta ad eventuali ipotesi di riconversione in questo senso".

Edifici malmessi, vetri rotti, graffiti e una vegetazione che ha ormai preso il sopravvento, cresciuta in maniera incontrollata sia all’ingresso dell’area che fra i capannoni abbandonati: ecco come si presenta oggi il grande spazio in disuso, al confine con Mediglia. Le prime case del centro abitato si trovano a poche decine di metri; idem la Paullese, col suo flusso incessante di auto e mezzi pesanti. Diversi i caseggiati che compongono l’ex polo industriale, comprensivo di magazzini, uffici e casa del custode. Quello che vi si respira è un clima spettrale, reso ancor più inquietante dalla fitta nebbia che gravava sulla zona nella mattinata di ieri.

Nel corso degli anni l’area è stata anche teatro d’intrusioni. La più eclatante nel 2011, quando nei capannoni, all’epoca già abbandonati, si svolse un rave party abusivo, sfociato poi in tragedia. Uno dei giovani che avevano preso parte al festino illegale morì, dopo essere caduto dal tetto dell’ex fabbrica. Se quello è stato l’episodio più grave, nel tempo non sono mancate persone penetrate nello stabilimento per consumare droga, o passarvi la notte. "Da circa un anno non riceviamo segnalazioni di presenze abusive - spiega Accosa -; l’area resta comunque oggetto di attenzione".

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