L'immagine choc del tossicodipendente fuma eroina sul metrò della linea gialla
L'immagine choc del tossicodipendente fuma eroina sul metrò della linea gialla

Milano, 17 gennaio 2019 - Il ragazzo si rannicchia sulla sedia della metropolitana, stretto in una giacca a vento. Linea gialla. È appena salito alla fermata Rogoredo, dopo aver comprato la dose di eroina per sé e per la sua fidanzata al boschetto di via Sant’Arialdo. Lei la consuma sulla banchina, in attesa che arrivi il treno. Lui sale a bordo del convoglio e, incurante della presenza di decine di passeggeri, inizia a preparare l’occorrente per aspirare il punto di «nera»: una stagnola modellata a forma di cono per convogliare il fumo e un pezzo di cartoncino arrotolato per tirarlo su con la bocca.

La scena risale a due giorni fa, martedì sera: una drammatica istantanea dell’emergenza eroina a Milano. Casi simili sono stati segnalati anche sul Passante ferroviario, anche se in realtà la questione non riguarda tanto il numero di tossicodipendenti che consumano droga sui mezzi pubblici, quanto il fatto che l’allarme droga non può più essere confinato soltanto all’area attorno alla piazza di spaccio più frequentata del Nord Italia. Certo, tutto parte da lì, ed è evidente che smantellare il fortino dei pusher resta la priorità del prefetto Renato Saccone, da sempre sensibilissimo alla questione Rogoredo e fautore di una nuova strategia d’azione che punta a coniugare repressione e prevenzione, con un’attenzione particolare ai giovani e all’abbassamento dell’età di primo consumo tra gli adolescenti.

Nelle ultime settimane, l’accelerazione di Palazzo Diotti si è concretizzata in una serie di controlli quotidiani nella zona, con carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili che si alternano in via Sant’Arialdo per mettere costante pressione sugli spacciatori nordafricani. Ieri era il turno dei militari della stazione Romana-Vittoria e della Compagnia Monforte, che hanno presidiato sin dal mattino il boschetto. Una gazzella posteggiata all’imbocco del parco, a chiudere la via d’accesso tra il muro esterno del cavalcavia e il guard rail, e un elicottero a monitorare la situazione dall’alto. Risultato: boschetto deserto, come mai negli ultimi tre anni. È la strategia del «danno economico», quella che più fa male alle organizzazioni criminali che lucrano sugli eroinomani e che, se applicata sul medio periodo, può rendere l’area di via Sant’Arialdo poco appetibile per trafficanti, grossisti e pusher al dettaglio. Tuttavia, ridurre al minimo l’offerta non risolve il problema, almeno fin quando ci sarà un esercito di tossicodipendenti pronti a salire a qualsiasi ora su un treno diretto a Rogoredo per comprare droga a buon mercato (ieri alle 17 ce n’erano una decina lungo i binari in attesa che gli uomini dell’Arma terminassero il servizio).

E qui veniamo alla prevenzione, o comunque al lavoro da fare sul fronte della domanda. A fine mese, arriveranno al boschetto le «pattuglie socio-sanitarie» promesse da Regione e Comune: sarà la Croce Rossa, come ci ha spiegato una settimana fa l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, a gestire per i primi 3-4 mesi la fase di start-up, necessaria a mettere in piedi un progetto strutturato. La fase uno prevede «una presenza ampia» negli orari, con educatori specializzati e personale in grado di prestare il primo soccorso, ad esempio nei frequentissimi casi di overdose. La fase due è ben più ambiziosa, nelle intenzioni degli esperti dell’Ats Metropolitana e delle Asst Fatebenefratelli-Sacco e Santi Paolo e Carlo: l’obiettivo è codificare sistemi di «aggancio» dei consumatori di droga, sottoponendo loro proposte efficaci e praticabili e percorsi veloci verso strutture d’assistenza, Sert e comunità di recupero. Azioni da portare avanti di pari passo con quelle già in atto da tempo per la riqualificazione del parco, affidata da Palazzo Marino ai volontari di Italia Nostra. A marzo ci sarà spazio anche per gli Alpini, che si sono impegnati a piantare nuovi filari di querce e realizzare una pista per bici da cross.