Dove il Natale non s’accende. Shop etnici e catene “tirchie“. Le strade che restano al buio da via Torino alle periferie

Poche adesioni dei negozi al Giambellino, in viale Certosa e Forze Armate. Sui Navigli uno sponsor c’era. "Ma preferiamo le nostre luminarie storiche".

Dove il Natale non s’accende. Shop etnici e catene “tirchie“. Le strade che restano al buio da via Torino alle periferie
Dove il Natale non s’accende. Shop etnici e catene “tirchie“. Le strade che restano al buio da via Torino alle periferie

I commercianti ce la mettono tutta a creare l’atmosfera natalizia – anche per squisite ragioni di marketing –, ma ci sono vie che, per varie ragioni a partire dall’assenza di sponsor, dovranno rinunciare alle luminarie più scenografiche, come i filari di luci. Un fenomeno che non riguarda solo la periferia. È il caso ad esempio di una zona centrale a forte passaggio come via Torino. Qui non solo non c’è un’azienda mecenate che si sia fatta avanti – "come l’anno scorso, è ancora un momento difficile per l’economia", azzarda una spiegazione Vittorio Giacovelli, presidente di AscoTorino –, ma si registra anche l’"avarizia" di molti colossi che non hanno partecipato al costo della realizzazione delle installazioni luminose comuni sulle vetrine.

"Abbiamo proposto un modello a tenda identico per tutti, per questioni di decoro. Hanno aderito una ventina su un centinaio di attività. Quasi tutti esercizi a conduzione familiare. Le catene? Con la lodevole eccezione di alcune, come Douglas o Marlù, la maggior parte ha detto no o non ci ha fatto sapere", afferma Giacovelli, titolare della storica ottica Barello. Peraltro la cronaca registra una settimana fa l’incursione dei "ladri di luci" in via Torino, ai danni delle vetrine di “Sweet Sweet Way“. Al vicino bar Miliardo, invece, si sono limitati a strappare i led, abbandonandoli per strada.

Si profila un Natale al buio anche in molti angoli delle periferie. "Per illuminare tutta la via Giambellino il costo sarebbe stato di undicimila euro, abbiamo tentato di coinvolgere un supermercato ma non ci ha neanche risposto: trovare uno sponsor qui è un’impresa. Ci siamo dovuti accontentare di luci verticali sulle vetrine, ma alla proposta dell’associazione hanno aderito una quarantina di commercianti, su 140 della via", si lamenta Gaetano Sgobba, presidente di Nascogiamb e titolare di oreficeria Carpinelli. Anche in viale Certosa il civico 41 è illuminato, ma solo per la tenace volontà di Elisabetta Ruffa, titolare di “Elissima“, che ha anche “agghindato“ la vicina erboristeria con una installazione artigianale: "Ci tengo alle tradizioni. Certo più di 20 anni fa era diverso, perché vicino a me c’erano il corniciaio, il negozio di scarpe, il casalinghi, il panettiere, la latteria, la cartoleria e ci mettevamo d’accordo per fare le decorazioni in grande. Adesso, con una prevalenza di negozi etnici a cui forse una festa cristiana non interessa, è più difficile".

"È dal 2018 che non si mettono più le luminarie appese all’inizio di via delle Forze Armate. Troppi negozi hanno chiuso nel corso degli anni e poi sono rimasti sfitti. Io quest’anno mi sono limitato a decorare la vetrina con palline di Natale", spiega Emanuele Orsini di “Franco Calzature“, negozio alla terza generazione.

C’è però anche chi lo sponsor proprio non lo vuole, per una questione di "heritage": "Tramite un’agenzia, Disney Plus ci aveva fatto sapere che sarebbe stata disposta a sostenere un progetto illuminotecnico sul Naviglio Grande con le stelline. Abbiamo preferito dire di no e tenerci le nostre luminarie che usiamo da 30 anni. Ai fili di perle sono attaccatissimi tutti i milanesi: è il nostro regalo alla città", afferma Giovanni Nizzola, presidente dell’associazione del Naviglio Grande. Appuntamento con la “cerimonia luminosa“ sui Navigli proprio stasera dalle 17.

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