SOLIDARIETÀ Uno dei cassonetti dove vengono depositati gli abiti usati che vengono rimessi in circolo per i bisognosi
SOLIDARIETÀ Uno dei cassonetti dove vengono depositati gli abiti usati che vengono rimessi in circolo per i bisognosi

Milano, 31 maggio 2018 - Tremila tonnellate di capi d’abbigliamento usati raccolti a Milano nel 2017 dalla rete R.I.U.S.E. Circa 2,5 chili donati per ogni abitante. L’obiettivo di superare quota tre chili entro la fine del 2018. Una “Milano col cuore in mano”, secondo i dati resi noti da Carmine Guanci, direttore di R.I.U.S.E, rete delle cooperative del consorzio Farsi Prossimo fondato 20 anni fa su ispirazione della Caritas Ambrosiana. Sul territorio delle diocesi di Milano e Brescia sono 10.800 gli abiti usati raccolti l’anno scorso, depositati nei circa duemila cassonetti sparsi sul territorio. In tutto 30 milioni di capi d’abbigliamento, con un trend in costante aumento.

Nel panorama si aggiunge un’iniziativa innovativa. Arriva infatti in Italia Tess (Textile with Ethical Sustainability and Solidarity), il gruppo europeo di imprese sociali, nato per dare vita a forme di commercio equo nel settore della raccolta e vendita degli indumenti usati. E la prima realtà italiana ad aderire al gruppo è proprio la rete R.I.U.S.E. Fondato nel 2016 da alcuni dei principali operatori no-profit impegnati nel recupero degli indumenti usati, Tess «favorisce relazioni commerciali stabili ed improntate ai principi di equità tra le imprese che operano nei settori di raccolta e selezione degli indumenti usati (Italia, Belgio, Francia e Spagna) e gli operatori attivi nei paesi di destinazione (Burkina Faso, Senegal, Ghana, Kenya, Uruguay)». Inoltre il gruppo europeo accompagna e sostiene la crescita d’imprese sociali del Sud del mondo nella loro opera di selezione e distribuzione di indumenti usati raccolti in Europa, fornendo aiuto economico e tecnologico nella fase di start up.

Tess è la sola filiera presente in Europa per il recupero degli abiti usati eticamente controllata, in un settore che in passato è finito anche al centro di inchieste della magistratura. «Da un lato, la rete internazionale tra soggetti no profit in Europa e nei paesi di destinazione degli abiti usati - spiega Guanci - dall’altra, il marchio etico rappresentano il massimo di ciò che è possibile fare oggi per estendere il controllo e la verifica etica lungo il maggior numero di anelli della filiera e garantire cosi il donatore». L’integrazione delle reti di raccolta, selezione e commercializzazione, tra tutti i partner «permetterà la circolazione degli indumenti usati, secondo principi di eticità». R.I.U.S.E, nel 2017 ha garantito un lavoro regolare a 76 persone di cui 29 svantaggiate, ha generato risorse economiche per finanziare progetti di solidarietà in Diocesi di Milano per 362mila euro ed in Diocesi di Brescia per 109mila euro.