Rsa e la strage silenziosa di 700 anziani: la Procura chiede la proroga delle indagini

Il prolungamento per il Don Gnocchi e per altre 14 strutture finite sotto la lente degli investigatori

I parenti degli anziani vittime di Covid nelle case di riposo invocano giustizia in tutta

(DIRE) Bologna, 22 set. - Una "manifestazione silenziosa", dove a parlare saranno le foto di chi non c'e' piu'. Cosi' il comitato dei familiari degli anziani vittime del covid nelle Rsa dell'Emilia-Romagna ha deciso di scendere in strada per un sit-in di protesta, questa volta davanti alla Procura di Bologna. Nei giorni scorsi, infatti, le dichiarazioni del procuratore generale Giuseppe Amato sulle indagini in merito alle morti per covid ("Al momento non e' emerso nulla di penalmente rilevante"), rilasciate a margine della Festa dell'Unita', hanno fatto infuriare i familiari. Che hanno deciso di replicare, non solo a parole, ma anche nei fatti. E cosi' sabato prossimo, 26 settembre, alle 10 saranno davanti alla Procura di Bologna. "Sara' una manifestazione silenziosa", assicura la presidente del comitato regionale, Francesca Sanfelice, parlando alla 'Dire'. I familiari porteranno le foto dei loro cari deceduti. "Saranno quelle a parlare", spiegano. Per il comitato sara' anche la prima volta in cui esporre il proprio simbolo, delle catene fermate con una spilla da balia, a simboleggiare sia gli anziani ancora nelle strutture sia i familiari che hanno perso i loro parenti. (San/ Dire) 10:40 22-09-2

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Milano, 29 gennaio 2021 - Sono attese per le prossime settimane le relazioni del pool dei nove superesperti nominati dalla Procura all’indomani della strage degli anziani ospiti all’ineterno delle case di riposo lombarde. I tecnici dovranno valutare la correttezza dell’operato di medici e dirigenti sanitari e in alcuni casi capire se la morte dei pazienti sia imputabile al Covid. Dovranno fare luce sui settecento decessi di mamme, papà nonne e zii, ricoverati nelle Rsa, in alcuni casi solo per terapie di riabilitazione, che sono stati contagiati dal Covid e sono morti in pochi giorni, come inghiottiti nel nulla senza potere avere accanto nessuno.

Settecento morti contati fino ad aprile, stando ai numeri ufficiali, in 15 Rsa finite sotto l’occhio della procura, ma il sospetto è che i morti siano molti, molti di più, perché sarà difficile stabilire numeri precisi quando al picco della diffusione non si potevano fare autopsie ed era quasi impossibile un ricovero in un ospedale. Parallelamente all’attesa delle relazioni, la Procura ha annunciato la proroga delle indagini, di altri sei mesi, sulla gestione dell’emergenza anche per l’Istituto Palazzolo-Don Gnocchi, una delle Rsa che la scorsa primavera è stata tra le più colpite dalla prima ondata di contagi e morti. Il pm ha iscritto nel registro degli indagati, per epidemia e omicidio colposi, il dg Antonio Dennis Troisi, il direttore sanitario Federica Tartarone, Fabrizio Giunco, direttore dei servizi socio-sanitari, Papa Wall Ndiaye presidente della Ampast, la cooperativa che ha fornito personale e l’ente in relazione alla legge sulla responsabilità amministrativa. La Fondazione Don Gnocchi ha sempre ribadito di aver adottato "la massima cautela possibile, attuando le procedure e le misure precauzionali definite da Iss e Oms, anche quelle riguardanti i dispositivi di protezione".

Anche gli investigatori della Guardia di Finanza stanno effettuando una ricostruzione analitica dei documenti sequestrati in perquisizioni e acquisizioni per mettere in fila ed analizzare le delibere regionali, le comunicazioni con l’Ats e le disposizioni impartite da quest’ultima alle singole case di riposo. E per verificare come queste siano state recepite dalle Rsa. Uno dei tanti fronti delle indagini è quello che riguarda il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione, anche perché nelle varie denunce di operatori e sindacalisti è stato indicato che in alcuni casi gli stessi responsabili o vertici delle strutture, tra cui ad esempio il direttore generale del Pio Albergo Trivulzio, Giuseppe Calicchio (indagato per epidemia e omicidio colposi), avrebbero dato disposizioni di non usare le mascherine, a volte anche minacciando gli infermieri. Gli investigatori dovranno accertare, anche, quali erano le disposizioni nazionali e regionali sull’uso dei di tute e mascherine nelle prime fasi dell’emergenza, le più critiche, tenendo conto che le Rsa non sono strutture sanitarie, ma sociosanitarie, e vedere pure se c’erano indicazioni diverse tra loro per medici, infermieri, operatori sociosanitari.

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