Il pronto soccorso del Niguarda sotto pressione dopo il boom di contagi
Il pronto soccorso del Niguarda sotto pressione dopo il boom di contagi

Milano, 24 ottobre 2020 - «Il nostro Pronto soccorso che in estate registrava l’accesso di due pazienti a settimana per Covid, ora ne accoglie 30 al giorno". L’ospedale Niguarda ha lanciato l’allarme ieri mattina, appellandosi alla "responsabilità e alla coscienza di ognuno" nel rispettare le misure anti-contagi. E la situazione negli ospedali milanesi, con lo scorrere delle ore, non è migliorata, con un aumento di accessi anche al Sacco, al Policlinico e in altre strutture. Ricoveri in crescita, medici e infermieri sotto pressione, Pronto soccorso pieni come quello dell’ospedale San Raffaele dove solo nella serata di giovedì si sono registrati oltre 60 accessi di persone con sintomi riconducibili al virus. La sede di Turro, dove vengono ricoverati i contagiati, complessivamente ospita 85 pazienti Covid. Riattivata anche la terapia intensiva da campo con 8 posti, ora occupati, donata grazie alla campagna Fedez-Ferragni. Per far fronte alla situazione la Regione Lombardia ha deciso la graduale riduzione delle attività di chirurgia ordinaria, ovvero delle operazioni programmate differibli (quindi non le urgenze). Gli ospedali si stanno quindi rimodulando per l’aumento dei casi e per affrontare una possibile ondata nei prossimi giorni. Sono 2.399 i nuovi positivi registrati nelle ultime 24 ore in provincia di Milano, di cui 1.126 a Milano città.

Situazione critica anche per le ambulanze, tanto che in alcuni casi i pazienti sono costretti ad attendere il proprio turno al triage sui mezzi, per evitare assembramenti nelle astanterie. Areu, l’azienda regionale di emergenza e urgenza, ha chiesto a Cri, Anpas e Misericordie di aumentare il numero di ambulanze a disposizione. "Solo questa settimana abbiamo messo in campo 12 nuovi mezzi - spiegano le associazioni – il problema non sono tanto le vetture quanto gli equipaggi. Non possiamo correre il rischio di mettere sui mezzi soccorritori non adeguatamente preparati". In effetti quasi la metà degli interventi di soccorso sono ormai per casi di sospetto coronavirus, con problematiche respiratorie o per casi influenzali, che però sono assimilabili, nei sintomi, e vanno quindi trattati come casi di Covid. "Nessun lockdown sanitario – spiega l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera – ma una rimodulazione organica e funzionale delle attività sanitarie negli ospedali lombardi. Le attività di cura e di degenza per pazienti Covid-19 dei 18 ospedali hub della Lombardia sono state completamente attivate. Pertanto, in queste strutture viene gradualmente ridotta una parte dell’attività programmata ad eccezione di quella legata alle reti oncologiche e ‘tempo-dipendenti’ per la cura delle gravi patologie neurologiche, cardiovascolari e dei grandi traumi". E l’attività di ricovero programmato negli ospedali “non hub“ viene sospesa "in modo da rendere disponibili posti letto Covid per acuti e subacuti, garantendo sempre la continuità delle prestazioni urgenti".