Diego Scarselli, 37 anni, psicoterapeuta e responsabile operativo di Stimulus Italia
Diego Scarselli, 37 anni, psicoterapeuta e responsabile operativo di Stimulus Italia

Milano, 11 marzo 2020 - "È normale avere paura, ma bisogna guardare la realtà e ridimensionare le nostre angosce. Non moriremo tutti e questo non è un film. Anche se lo sembra". Diego Scarselli, 37 anni, è psicoterapeuta e responsabile operativo di Stimulus Italia, società di consulenza che tra le altre cose fornisce ai dipendenti delle aziende clienti un servizio di supporto psicologico sette giorni su sette h24. Dal 21 febbraio i suoi psicologi hanno ricevuto centinaia di chiamate al giorno sul tema coronavirus. Le prime, a poche ore dalla scoperta del primo caso, sono arrivate da Unilever: "Erano colleghi del ‘paziente 1’ - spiega Scarselli - erano in isolamento e preoccupatissimi, direi al limite di un’esposizione traumatica. La paura più grande era quella di fare una brutta fine". Ora dopo ora le telefonate di sono moltiplicate. I primi contatti da chi temeva una morte imminente. "In assenza di linee guida quello che abbiamo fatto è stato diffondere un invito alla razionalità e ad affidarsi ai canali ufficiali. La mente umana sotto stress ragiona in modo diverso, crea scenari estremi, c’era chi si immaginava attacchi biologici". 

Poche domande passo dopo passo, per riportare la paura in un alveo di normalità: sono stato vicino a un contagiato, e quindi? Ho il virus, e quindi? "Crediamo di essere riusciti a ridimensionare le paure grazie all’ascolto empatico. In questo modo le persone traevano le proprie conslusioni". Passati due o tre giorni le domande hanno cambiato tenore, c’era chi chiamava per capire meglio la situazione e anche chi chiedeva se le istituzioni gliela stessero contando giusta. "Noi rispondevamo ripetendo le informazioni che sono disponibili – prosegue Scarselli –. E questo è molto interessante: non è detto che le persone sappiano utilizzare le informazioni che ci sono. La diffidenza è tipica di quelle situazioni in cui c’è un’asimmetria di conoscenza. Si ha il sospetto che qualcuno ci stia nascondendo la reale portata di un fatto". E ancora, c’è chi ha chiamato per capire come spiegare la situazione ai propri figli, chi – pochi – ha invocato scenari macroecnomici e geopolitici. Infine, qualcuno ha chiamato dopo aver scoperto di aver contratto il virus. 

"A queste persone facevamo capire che se potevano chiamare non erano gravi e che avevano tutti gli strumenti a disposizione per riprendersi. L’intervento psicologico in emergenza deve seguire delle regole e tollerare che l’ansia può portare a fare domande banali". Gli psicologi di Stimulus Italia non hanno ricevuto chiamate dai dipendenti di aziende ospedaliere ma presto potrebbe succedere: "Abbiamo deciso di fornire gratuitamente agli ospedali della Lombardia il nostro servizio".

Ecco quattro regole d'oro per superare la paura del Coronavirus: 

1) Prudenza ma non panico. Non bisogna fare i fatalisti pensando che tanto prima o poi di qualcosa si deve morire ma nemmeno invocare la terza guerra mondiale. Come quando si prende la patente, non si va spericolati ma comunque si va senza panico

2) È normale avere paura ma adesso è utile avere preparazione. Bisogna fare della paura uno strumento che ci aiuti  a reperire informazioni su come superare il momento. Se le informazioni dicono di non fare assembramenti NON vado certo a fare la spesa insieme a centinaia di persone

3) Reperire informazioni chiare e corrette, senza farne indigestione. Meglio evitare la bulimia di informazioni, che non aggiunge valore a quello che devo fare, e preferire le fonti ufficiali. A quelle attenersi per tenere i comportamenti corretti in questi momenti difficili

4) Tutti per uno, uno per tutti. In questa situazione è fondamentale fare squadra, essere responsabili. Bisogna sentirsi parte di una comunità, essere prudenti e raccomandare prudenza. E ricordare che le rinunce di oggi non sono una perdita ma un guadagno per tutti