Un cadavere trasportato fuori da una casa di riposo nell’emergenza coronavirus
Un cadavere trasportato fuori da una casa di riposo nell’emergenza coronavirus

Milano, 28 marzo 2020 - Il Covid-19 continua a fare vittime tra gli anziani ospiti delle residenze sanitarie assistenziali della città. Il caso più drammatico è certamente quello della Rsa Anni Azzurri di via San Faustino, dove nelle ultime settimane sono morte 23 persone, di cui 14 risultate positive al coronavirus e altre 9 decedute per "altre cause" (a queste ultime non è stato possibile effettuare il tampone oro-faringeo per accertare l’eventuale contagio).

Inoltre, come raccontato ieri, al momento risultano 42 anziani infettati in isolamento all’interno di camere singole, mentre per altri due si è reso necessario il ricovero in ospedale, rispettivamente al Policlinico e all’Istituto clinico Città Studi. Per quanto riguarda le altre strutture sul territorio, nelle due Rsa comunali del quartiere Corvetto, gestite dalla cooperativa Proges, i morti con Covid-19 accertati sono 9 (due in più rispetto ai 7 comunicati dall’assessore alle Politiche sociali Gabriele Rabaiotti in Commissione comunale martedì e riportati da diverse agenzie di stampa), su un totale di 18 positivi (in crescita di 3 rispetto agli ultimi dati ufficiali a disposizione). Nello specifico, 6 decessi (su 14 infettati) si sono verificati nella casa di riposo Virgilio Ferrari di via Dei Panigarola e 3 (su 4) nella Casa per coniugi di via dei Cinquecento. I morti nel mese di marzo, per diverse cause, sono molti di più: 38 al polo Ferrari e 28 alla Casa per coniugi (66 complessivamente), che hanno in totale 435 posti letto (di cui 365 occupati).

Cifre che mettono i brividi se rapportate alla situazione del marzo 2019, quando i decessi erano stati 17, rispettivamente 11 e 6. Quasi quattro volte di più rispetto a un anno fa. L’anomalia è da attribuire al coronavirus? Verrebbe da ipotizzare di sì, anche se "i numeri – spiega Claudia Zerletti, direttrice amministrativa di entrambe le strutture – sono variabili. Per esempio, a gennaio 2020 abbiamo registrato meno morti rispetto allo stesso mese del 2019. I nostri ospiti hanno in media tra 85 e 90 anni e soffrono di svariate patologie". Intanto, da tre settimane è scattato il piano di difesa: "Abbiamo isolato il settimo piano del polo Ferrari – evidenzia Zerletti –, creando un reparto Covid per i positivi. Al momento ne abbiamo cinque: quattro del Ferrari e uno della Casa per coniugi. A breve accoglieremo un altro paziente, ora in ospedale" come gli altri positivi; perché per effettuare i tamponi gli ospiti devono essere trasferiti in ospedale, non essendo le Rsa attrezzate con i laboratori. Ora le due strutture sono chiuse al pubblico e nessuno si sposta dalle proprie camere, con difficoltà crescenti per il personale, che ha a che fare con anziani affetti anche da patologie psichiatriche o con fumatori che devono uscire.

Il primo caso di Covid è emerso il 7 marzo "e abbiamo subito contattato Ats e Regione, ma già dal 21 febbraio – specifica Zerletti – abbiamo preso tutte le misure necessarie, mandando a casa due nostri operatori residenti a Casalpusterlengo, che allora era “zona rossa“, e adottando tutti i dispositivi previsti, cioè indossando mascherine, guanti e camici, nonostante le difficoltà di approvvigionamento. Siamo riusciti a procurarci il materiale con l’aiuto di Comune, Regione e Ats, familiari e Comunità di Sant’Egidio". Tuttavia, il Covid-19 non ha risparmiato neppure i lavoratori: su 300 dipendenti, 40 sono in quarantena. Così la seconda azione del piano è stata una campagna straordinaria di assunzioni: "In due settimane – fa sapere Zerletti – abbiamo assunto 21 assistenti di base, 4 infermieri, 6 ausiliari delle pulizie, 2 della lavanderia, un medico e un direttore sanitario".

Giacomo Perego, consigliere Pd del Municipio 4, attacca la Regione: "In queste strutture è necessario effettuare tamponi a tutto il personale e agli ospiti al più presto, per evitare un peggioramento. Tutte queste morti sono sospette e con tutta probabilità quasi tutte riconducibili all’epidemia in corso, anche se non ne abbiamo la certezza". Alcuni casi accertati di coronavirus, stando a fonti sindacali da noi consultate, sono emersi pure nella Rsa dell’Istituto Auxologico, in via Mosè Bianchi: stando a quanto risulta, sarebbe in corso una campagna di tamponi per individuare gli altri eventuali contagiati e agire di conseguenza. "Noi siamo costantemente in rapporto con le Rsa – ha assicurato ieri il governatore Attilio Fontana –. Si fanno delle scelte a seconda delle necessità e si cerca di individuare le persone positive tramite tamponi, per poi allontanarle. Stiamo facendo una valutazione casa di riposo per casa di riposo". Anche il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro ha lanciato l’allarme: "Bisogna fare una riflessione sulle Rsa, le case di riposo, perché concentrano persone per definizione fragili o anziane. Sono presenti in tutto il territorio, dove lavorano operatori che corrono gli stessi rischi degli altri, bisogna focalizzare l’attenzione".