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29 mar 2022

Controlli falsi, dieci finanzieri rinviati a giudizio

Per i giudici di Monza si spostavano in tutto l’hinterland per "seminare" nei negozi allo scopo di raccogliere poi regalie

29 mar 2022
stefania totaro
Cronaca

di Stefania Totaro

Il caso più eclatante è quello accaduto il 14 novembre 2017 quando due finanzieri sono entrati in un negozio di abbigliamento maschile di Cologno Monzese e ne sono usciti con una camicia fatta a mano senza pagarla. Per la Procura di Monza è la punta di un iceberg di falsi controlli per "seminare" nei negozi del territorio di loro competenza allo scopo di raccogliere poi i frutti dai commercianti. Dieci allora appartenenti al Gruppo della Guardia di Finanza di Sesto San Giovanni, di età compresa tra i 33 e i 61 anni, sono stati rinviati a giudizio al Tribunale di Monza per falso in atto pubblico e due di loro anche per induzione indebita a dare denaro o utilità. Nel negozio di Cologno i membri delle Fiamme gialle sono accusati di avere redatto un verbale attestando di avere controllato una cliente che aveva mostrato un regolare scontrino da 20 euro per l’acquisto di una cravatta, ma in realtà avrebbero fatto emettere al commerciante lo scontrino facendo firmare il verbale come cliente a una dipendente del negozio presente in quel momento. Un’altra ventina di contestazioni riguardano altri esercizi commerciali, soprattutto bar e pizzerie, ma anche un venditore di kebab e un negozio di frutta e verdura nella zona di loro competenza tra Cinisello, Segrate, Sesto, Vimodrone, Carugate, Rodano e Pioltello. Molti gli scontrini da 1 euro per un caffè fatti emettere, secondo l’accusa, ai titolari di bar per compilare un verbale di controllo dove a firmare come cliente che regolarmente aveva mostrato il tagliandino all’uscita del locale erano la moglie o il figlio o un dipendente dello stesso bar. In un caso davvero era stato fermato un cliente che aveva appena bevuto il caffè e non aveva lo scontrino, ma dal verbale risultava che era stato in grado di esibirlo. C’è poi lo scontrino per 41 euro per la consumazione di alimenti e bevande in un ristorante di Segrate dove tre finanzieri si sarebbero presentati, in orario di chiusura al pubblico, facendo firmare come cliente il genero del titolare. Fino al controllo eseguito in un chiosco di kebab di Sesto dove a consumare un panino per un corrispettivo di 4 euro, sempre con fantomatico regolare scontrino, risultava un trentenne residente in provincia di Lecce che non era presente sul posto, ma il suo nome era stato utilizzato a sua insaputa perché amico di uno dei finanzieri. Lo stesso nominativo è stato utilizzato anche per uno scontrino da 16 euro che sarebbe stato emesso dal titolare di un bar pizzeria di Cinisello. A fare partire le indagini, eseguite dagli stessi colleghi della Guardia di Finanza nei confronti degli imputati e coordinate dal pm monzese Rosario Ferracane, la segnalazione partita dal negoziante che sarebbe stato indotto a “regalare” una camicia, ma prima ancora una lamentela tra due altri commercianti sulle “visite” ricevute dalle Fiamme gialle, intercettata per pura casualità in un’altra inchiesta. A quel punto gli investigatori hanno puntato un faro su quel periodo di controlli, facendo emergere i presunti illeciti. Dal canto loro, invece, gli imputati non hanno scelto riti alternativi e hanno deciso di andare al dibattimento, fissato al 7 luglio, perché intendono dimostrare che i controlli erano regolari perché vengono eseguiti “cristallizzando” il momento dell’accesso al negozio e verbalizzando le persone effettivamente presenti.

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