Comune non ammesso. L’avvocato Ingroia: "Scelta sbagliata passo indietro per tutti"

L’Amministrazione di Senago esclusa dalle parti civili "Il nostro era un messaggio per le donne, non hanno capito".

Comune non ammesso. L’avvocato Ingroia: : "Scelta sbagliata passo indietro per tutti"

Comune non ammesso. L’avvocato Ingroia: : "Scelta sbagliata passo indietro per tutti"

Non ammettere il Comune di Senago come parte civile nel processo a carico di Alessandro Impagnatiello "è una decisione regressiva, che fa fare un passo indietro alla magistratura giudicante". L’avvocato Antonio Ingroia, ex pubblico ministero di Palermo che rappresenta il Comune in cui è avvenuto il femminicidio di Giulia Tramontano, ritiene infatti che la scelta della Corte di Assise di Milano, comunicata ieri nel corso della prima udienza, sia "inaccettabile" sia dal punto di vista simbolico-culturale che da quello tecnico-giuridico. Il Comune del paese in provincia di Milano aveva infatti richiesto di costituirsi parte civile, anche con l’intento di "incoraggiare tutti i Comuni di Italia a dimostrare che si sta dalla parte giusta".

La decisione della Corte è stata per il legale una sorpresa. "Mi ha lasciato stupito sotto vari aspetti. Innanzitutto – spiega – non sono d’accordo sul fatto che il danno subìto indubbiamente dalla comunità di Senago non sia conseguenza dell’omicidio ma dell’inappropriata esposizione mediatica. È come scaricare sulla stampa la responsabilità dell’assassino". In secondo luogo, secondo l’ex magistrato, la Corte presieduta dal giudice Antonella Bertoja "ha completamente ignorato le dichiarazioni dei danni economici subiti dal Comune".

A questo proposito Ingroia menziona tutte quelle "manifestazioni pubbliche che avrebbero determinato un incremento dell’economia e che sono state cancellate per la cattiva fama di Senago. La cattiva pubblicità – ribadisce – non è colpa della stampa che dà la notizia di un omicidio così terribile".

La coppia abitava infatti in una palazzina di via Novella a Senago ed è lì, all’interno della loro abitazione, che lo scorso 27 maggio la ragazza è stata uccisa con 37 coltellate.

Dopo due tentativi di bruciare il corpo, Impagnatiello aveva deciso di abbandonarla per strada in via Monte Rosa, a pochi passi da casa. Lo aveva nascosto in un’intercapedine dietro a un edificio che ospita alcuni box, tra le sterpaglie e l’erba alta. Proprio in quel punto per giorni si sono accumulati mazzi di fiori, biglietti e peluche in memoria di Giulia e del piccolo Thiago, il bimbo che portava in grembo al settimo mese di gravidanza.

Un altro punto su cui insiste l’avvocato è poi il significato simbolico della richiesta, che definisce "molto coraggiosa", da parte del Comune di costituirsi parte civile. "Lo avevamo detto anche in un dibattito pubblico insieme al presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, quando avevamo sottolineato che quello che conta è che le donne non vengano lasciate sole, che ci sia solidarietà sociale e istituzionale".

Sarebbe proprio questo il messaggio di cui "si è fatto interprete il Comune, il cui sindaco non a caso è una donna e dunque molto sensibile". La scelta di costituirsi, a quanto spiega Ingroia, era stata molto apprezzata anche dai familiari di Giulia, presenti ieri in aula. La mamma Antonella, il papà Franco, il fratello Mario e la sorella Chiara "hanno ringraziato me e il Comune", spiega Ingroia. Il legale non manca poi di ricordare come "in altri casi di femminicidi" i Comuni siano stati ammessi come parti civili "e sicuramente con meno danni rispetto a quelli subiti da Senago". L’obiettivo dell’avvocato adesso è quello di "studiare se esistano dei rimedi, ma pare che la Cassazione dica che questi provvedimenti non siano impugnabili. Comunque stiamo valutando".

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