ANDREA GIANNI
Cronaca

In Comune troppi dirigenti e poco personale operativo: così affonda il modello Milano

In 7 anni Palazzo Marino ha perso 2.000 dipendenti: la carenza di lavoratori mette in crisi i servizi, soprattutto quelli decentrati

Protesta contro la chiusura le anagrafi di via Passerini e via Boifava

Protesta contro la chiusura le anagrafi di via Passerini e via Boifava

Milano - Servizi “lumaca", pratiche che si accumulano, code agli sportelli, scuole in affanno e ispezioni in cantieri e luoghi di lavoro con il contagocce. Effetti di una carenza di personale negli uffici pubblici milanesi arrivata al suo apice dopo anni di tagli, ai quali si è aggiunto anche il più recente fenomeno delle dimissioni e della fuga da Milano, città con un costo della vita proibitivo per chi può contare su uno stipendio da impiegato pubblico.

Così il posto fisso guadagnato passando un concorso pubblico perde il suo tradizionale appeal, e gli effetti si fanno sentire soprattutto sugli organici di Palazzo Marino, ma anche su uffici come Inps e Agenzia delle Entrate.

La punta dell’iceberg è stata la chiusura, accolta da una raffica di proteste, delle delegazioni anagrafiche di via Passerini 5 e di via Boifava 17, mentre finisce sotto pressione la sede centrale in via Larga e i tempi si accumulano anche per le pratiche più semplici.

"Per tornare a un livello di dipendenti del Comune accettabile – spiega Vito Romito, della Fp-Cgil – servirebbero circa 600-700 persone in più, con un investimento massiccio. La situazione è di estrema difficoltà e l’impatto si avverte in tutti i settori: dalla cultura ai servizi anagrafici e funebri, dall’istruzione ai servizi sociali. Il personale non è sufficiente per sostituire chi va in pensione, e a questo si aggiunge anche l’effetto delle dimissioni di chi trova opportunità di lavoro migliori e della rinuncia da parte di vincitori di concorsi perché le retribuzioni sono troppo basse".

Il Comune, nell’ambito del progetto pilota "casa ai lavoratori", ha destinato 30 alloggi a canone calmierato ai dipendenti di Palazzo Marino ma questo, secondo Romito, "non è sufficiente" per far fronte al carovita. Durante l’ultimo incontro con il Comune i sindacati hanno incassato l’impegno a un rafforzamento degli organici della Direzione Servizi civici e Municipi e la priorità, nel nuovo piano occupazionale che verrà discusso a partire dal 22 febbraio, a "risorse coerenti con le esigenze dei servizi al cittadino". Passi avanti che hanno portato a interrompere lo stato d’agitazione.

Sintomo del disagio è anche il tema, sollevato durante l’incontro, delle aggressioni subite dai dipendenti pubblici da parte di quella che viene definita "utenza conflittuale". Episodi che hanno portato all’apertura di un percorso "per prevenire ed affrontare il rischio di aggressione nei confronti degli operatori anagrafici, nel contesto del quale sono già stati intensificati presidi di vigilanza anche nelle delegazioni anagrafiche decentrate".

Sportelli di periferia come quelli in via Passerini e in via Boifava, che i sindacati hanno chiesto di riaprire ottenendo l’impegno del Comune a valutare un dietrofront. In un dossier del sindacato Usi, guidato da Stefano Mansi, spicca la linea in discesa degli organici di Palazzo Marino, con tagli iniziati ben prima del terremoto sui bilanci innescato dalla pandemia.

"Nel 2015 i dipendenti comunali erano circa 15.700 – spiega il sindacato – oggi, 7 anni dopo, il loro numero è sceso a meno di 13.900. Quasi 2.000 addetti in meno, molti dei quali addetti al rapporto col pubblico. Peggio ancora va per i commessi e i custodi museali, i cui servizi sono stati quasi completamente privatizzati".

Personale tagliato del 15%, anche per effetto delle dimissioni di "oltre 450 colleghi neoassunti in questi ultimi 7 anni. Giovani preparati, giunti in città spesso da altre regioni abbagliati dai fotomontaggi del ‘Modello Milano’ ma accortisi ben presto che con 1.200-1.300 euro al mese a Milano ci paghi a malapena un buco di stanza in periferia, i mezzi pubblici e la spesa". Così, ad esempio, i sopralluoghi di controllo nei cantieri sono calati del 300% negli ultimi 6 anni, mentre secondo la denuncia dell’Usi la moltiplicazione dei dirigenti in tutti i settori ha trasformato il Comune in "un esercito pieno di generali e sergenti ma senza truppa". Nel mirino anche l’ultima delibera di Giunta sui servizi di welfare integrativo per il personale dirigente, per una spesa complessiva di 271.700 euro.

 

 

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