FRANCESCA GRILLO
Cronaca

Gaggiano, incendio ex Safosa: per il Comune il rogo è stato doloso

“Alcuni individui sono entrati nei capannoni industriali di via Lombardia e hanno accumulato dei materiali per poi incendiarli”

Gaggiano, l'incendio nella ex Safosa e l'intervento dei vigili del fuoco

Gaggiano, l'incendio nella ex Safosa e l'intervento dei vigili del fuoco

Gaggiano (Milano), 20 maggio 2023 - Le indagini e gli accertamenti da parte della polizia locale dell’Unione i Fontanili e dei vigili del fuoco sono ancora in corso. Resta da chiarire cosa abbia fatto scoppiare l’incendio che venerdì sera ha bruciato pezzi di plastica, cartoni e altri materiali, per fortuna non considerati rifiuti pericolosi.

Il fumo nero che si è alzato dal tetto della ex fabbrica Safosa di via Lombardia ha preoccupato i cittadini che hanno notato anche a qualche chilometro di distanza la coltre.

“L’intervento immediato dei vigili del fuoco ha ridotto le emissioni di fumo e spento l’incendio - ha scritto il Comune sui social -. Ringraziamo i pompieri, la polizia locale e l’ufficio tecnico per l’importante lavoro. Nessun pericolo è stato registrato, nessun ferito, solo un danno ambientale dilieve entità”, assicurano.

Rimane da chiarire l’esatta origine del rogo e le responsabilità. Secondo il Comune, “alcuni individui sono entrati nei capannoni industriali di via Lombardia e hanno accumulato dei materiali per poi incendiarli – si legge nella comunicazione diffusa –. Riteniamo questi comportamenti inqualificabili e insopportabili. La società proprietaria dell’area è stata subito avvisata e ha inviato sul posto il proprio personale. Auspichiamo che le indagini e gli accertamenti possano individuare i responsabili di questi ignobili gesti al fine di denunciarli agli organi competenti”.

Per il Comune, quindi, il gesto è stato volontario.

Rimangono da chiarire le motivazioni che hanno spinto i responsabili a commettere l’atto gravissimo e pericoloso. Ormai nell’ex Safosa è rimasto poco: qualche bancale e scaffale, pezzi di plastica e altri materiali che non sono stati considerati pericolosi nei vari sopralluoghi effettuati da quando l’ex colosso della cosmetica ha chiuso i battenti, delocalizzando la produzione e poi chiudendo la fabbrica. Era il 2012: oltre dieci anni di degrado e progetti ideati ma mai realizzati. L'ultimo risale al 2021, con l’interesse di una grande azienda logistica all’acquisizione dell’area per trasformarla e riqualificarla dopo anni di degrado.