Cinisello Balsamo, l’operaia deportata per aver respinto le avance del caporeparto

Crovi era chiamata “la Alida Valli di Balsamo“, le molestie alla Breda e il rifiuto che le costò il lager. Sopravvissuta a Mauthausen, Auschwitz e Flossenbürg, salvò l’aguzzino dal patibolo ma non lo perdonò

La storia di Rosa Crovi è stata ricostruita dallo storico locale Ezio Meroni che da anni conduce una paziente ricerca per mettere in fila nomi, fatti, date

La storia di Rosa Crovi è stata ricostruita dallo storico locale Ezio Meroni che da anni conduce una paziente ricerca per mettere in fila nomi, fatti, date

“Deportata perché troppo bella”. Ma Rosa Crovi era molto di più di una ragazza dal grande fascino. Era un’operaia che lavorava duramente, nell’industria pesante di Sesto San Giovanni, che si batteva per condizioni più umane e contro la guerra. E che, una volta tornata dal lager, salvò dal linciaggio l’aguzzino che l’aveva spedita a Mauthausen.

La sua storia è stata ricostruita dallo storico locale Ezio Meroni, che da anni conduce una paziente ricerca per mettere in fila nomi, fatti, date e documenti. "All’inizio di questa vicenda, Rosa ha 16 anni e mezzo. La chiamano la Alida Valli di Balsamo, per la somiglianza all’attrice molto in voga – racconta Meroni –. Lavora alla Breda come addetta ai seghetti e partecipa agli scioperi del marzo 1944".

Una volta identificata, viene portata via con altre 10 persone. Finisce addirittura al primo posto della lista dei deportati da trasferire nei campi. "Non per ragioni politiche o per aver scioperato, ma perché aveva respinto le avance del suo caporeparto alla Breda".

La arrestano a Cinisello la notte tra il 13 e 14 marzo 1944. La portano prima al carcere di Monza, poi a San Vittore, a Bergamo e il 5 aprile parte sul carro bestiame con destinazione Mauthausen. Finisce poi ad Auschwitz e infine a Flossenbürg. In quell’inferno lavora sotto terra per fare le munizioni. Torna il 10 giugno 1945 e in città trova i paramenti funebri. "Un giorno prima ha compiuto 18 anni e ha passato un anno e mezzo nel lager perché era troppo bella e ha voluto essere coerente, non cedendo alle lusinghe".

I partigiani la portano al processo del suo carnefice, che stanno per fucilare. Rosa chiede di liberarlo. "Quando ero là l’ho giurato: se torno non voglio che sia fatto alcun male a quell’uomo. Io l’ho già perdonato, ma non voglio più vederlo. L’ho giurato davanti a Dio, non fategli niente".

Anni dopo, in stazione centrale, si imbatte casualmente in quel caporeparto. "Posso portarle le valige? Mi ha salvato la vita", dice lui. "No, grazie. Si dimentichi di me, se riesce". Lei non riuscirà a dimenticare. Rosa è morta a 49 anni tra notti insonni e l’esaurimento nervoso sempre dietro l’angolo. "Era sempre malata. Non riuscì più a dormire al buio, tutte le notti erano incubi: faceva l’uncinetto o leggeva", raccontò la figlia Cinzia. 

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