Ciao, una seconda famiglia: "Negli occhi delle detenute vedo emozioni e grande cuore"

L’associazione ospita madri che scontano gli arresti domiciliari assieme ai figli. La volontaria Marianna Platé: "Che bello quando ricevo disegni dai loro bambini".

Ciao, una seconda famiglia: "Negli occhi delle detenute vedo emozioni e grande cuore"

Ciao, una seconda famiglia: "Negli occhi delle detenute vedo emozioni e grande cuore"

"Quando faccio volontariato, leggo sul viso delle madri varie espressioni: c’è chi sogna di uscire e di rincontrare il suo amore, c’è la mamma più triste perché si sente sola. Invece i bambini sono tanto entusiasti e questo è bello perché partecipano attivamente e da loro ho ricevuto tantissimi disegni. Negli occhi di queste donne si vedono tante e diverse emozioni", racconta commossa Marianna Platè, una ragazza laureata in Filosofia che da tre anni è volontaria dell’associazione Ciao Onlus.

"Sono cresciuta nell’associazione, perché mia nonna è stata una delle fondatrici e attualmente viene gestita dai miei zii. Fin da piccola frequento questo ambiente e ho sempre avuto una certa sensibilità a questa realtà e ho scelto di dedicare del tempo alle mamme detenute e ai figli", racconta la giovane. “Ciao… un ponte tra carcere, famiglia e territorio“ è nata nel 1995 come organizzazione di volontariato di alcune volontarie nel carcere di Opera che volevano estendere la loro attività al di fuori di quelle mura. Dal 2016 l’associazione è una casa famiglia protetta dove ci sono tre alloggi che ospitano le madri detenute con i figli e rappresenta la prima casa aperta in Italia, oltre a La Casa di Leda (a Roma, ndr). Le detenute condividono e gestiscono tra di loro gli appartamenti, alternandosi nelle faccende di casa: "Qui viviamo in appartamenti insieme ad altre mamme, condividiamo gli spazi e trascorriamo molto tempo insieme. Qualche volta si creano belle amicizie. Al di fuori della struttura ho amiche con cui mi sento al telefono. Mi capita di scambiare il numero con le mamme che stanno per lasciare la casa, ma non sempre ci si risente una volta che loro sono uscite", è la voce di Serena, detenuta e mamma di Alice (due nomi di fantasia, ndr), che vivono nell’associazione da 7 anni. La mission della onlus è dare ospitalità, garantire accompagnamento educativo e sostegno come le cure mediche, l’istruzione, un inserimento nel territorio e tante altre. "Tutti sono amorevoli con me e con mia figlia (di 11 anni, ndr) e mi sento in una famiglia", prosegue Serena.

Tutti i giorni le madri hanno delle ore libere in cui si possono prendere cura di loro stesse. "Alla mattina accompagno mia figlia a scuola (frequenta la prima media, ndr) poi dalle 10 a mezzogiorno posso uscire per fare delle commissioni, e dopo aver pranzato ritorno a scuola a recuperarla. Quando Alice finisce i compiti ci prendiamo del tempo per noi: giochiamo, guardiamo i cartoni animati e a volte usciamo per fare acquisti. Andiamo anche al parco, così Alice può giocare con un’amichetta. - racconta sorridendo Serena - La cosa più bella è quando partecipiamo alle attività tutti insieme, perché vedo mia figlia giocare con gli altri bambini". All’interno della onlus le donne e i bimbi partecipano anche a diverse attività come i laboratori di creatività, di lettura, teatro, danza. "Io mi occupo del laboratorio di lettura creativa che consiste nel leggere il Piccolo Principe (di Antoine de Saint-Exupéry), un testo di facile ma allo stesso tempo di difficile comprensione, perché è una storia che nasconde tanti significati profondi: infatti la storia l’autore la dedica agli adulti. La nostra idea è quella di farci accompagnare alla scoperta di noi stesse, della nostra capacità di immaginazione e di sogno, credo siano fondamentali in ambienti difficili come questi", spiega Marianna. "Prossimamente io e altre madri con i figli andremo al Forum d’Assago a vedere lo spettacolo “Il Piccolo Principe”. - sorride Serena - Per avere queste possibilità noi mamme dobbiamo chiedere i permessi dati dal magistrato, i bambini ce l’hanno in maniera automatica".

Uno dei progetti si chiama “Intrecci di quartiere” per far sì che queste donne con i figli vengano inserite all’interno dell’ambiente sociale attraverso delle attività aperte anche alle madri e i bambini del quartiere. Un’altra iniziativa è “5Square” (complesso residenziale a Milano, ndr), dove l’associazione gestisce due appartamenti, con lo scopo di contribuire nel creare percorsi di autonomia e inclusione sociale una volta che le madri con i figli escono dalla “famiglia protetta”.

Alle spalle queste detenute hanno storie non facili, alcune volte aprono il loro cuore ma non tutte riescono. E le volontarie rispettano il loro vissuto. "Mi ha colpito una madre che vuole concludere il percorso nella nostra associazione con il desiderio di costruire una sua storia e lei prega affinché finisca questa attesa. Mi commuove la semplicità dei cuori di queste donne", racconta Marianna.

Martina Prandina

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