A sinistra Gabriele Gaudenzi con il team di educatori a bordo della barca a vela salpata dalla Liguria In alto un giovane impegnato nel lavoro durante la navigazione
A sinistra Gabriele Gaudenzi con il team di educatori a bordo della barca a vela salpata dalla Liguria In alto un giovane impegnato nel lavoro durante la navigazione
di Andrea Gianni I ragazzi vengono da situazioni difficili nelle periferie milanesi e di altre città lombarde. Alcuni hanno alle spalle guai con la giustizia, altri sono minori non accompagnati, ospiti di comunità protette. Sulla barca a vela Lady Lauren trovano una "palestra di vita", che dura cento giorni di navigazione nel Tirreno facendo la spola tra la Liguria, la Sicilia e la Sardegna. A offrire loro una bussola nel mare e nella crescita sulla terraferma è uno skipper-educatore, Gabriele Gaudenzi, affiancato da un team che combatte contro l’abbandono scolastico e il disagio tra i più giovani. In questi giorni sono a bordo cinque ragazzi della comunità Il Gabbiano...

di Andrea Gianni

I ragazzi vengono da situazioni difficili nelle periferie milanesi e di altre città lombarde. Alcuni hanno alle spalle guai con la giustizia, altri sono minori non accompagnati, ospiti di comunità protette. Sulla barca a vela Lady Lauren trovano una "palestra di vita", che dura cento giorni di navigazione nel Tirreno facendo la spola tra la Liguria, la Sicilia e la Sardegna. A offrire loro una bussola nel mare e nella crescita sulla terraferma è uno skipper-educatore, Gabriele Gaudenzi, affiancato da un team che combatte contro l’abbandono scolastico e il disagio tra i più giovani. In questi giorni sono a bordo cinque ragazzi della comunità Il Gabbiano di Morbegno, che ieri hanno navigato dal Golfo del Tigullio al porto di La Spezia, dove hanno gettato l’ancora per la notte.

"Le giornate seguono una routine ben definita – spiega Gaudenzi – alle 7.30-8 c’è la sveglia, poi si fanno le pulizie e iniziano le attività. Una delle particolarità del progetto è la durata, perché i ragazzi tra 16 e 19 anni trascorrono da 85 a 100 giorni in mare, straccandosi completamente dal loro contesto. Non vogliamo che questa resti una parentesi, e per questo vengono seguiti anche al loro ritorno nella vita “normale“, per evitare che ricadano su una cattiva strada". Durante la navigazione i giovani seguono lezioni, partecipano ad attività come escursioni nella natura, visite nei luoghi della Sicilia insanguinati dalle stragi mafiose. L’idea è nata nel 2003 dall’incontro fra Gabriele Gaudenzi, tecnico del Comitato Italiano Paralimpico da sempre impegnato nel sociale, e l’imprenditore ipovedente Marco Spagna. Hanno fondato a Milano la onlus “I Tetragonauti“, che è riuscita a trovare i finanziamenti per acquistare una barca a vela di 22 metri, la Lady Lauren. Ed è iniziata una navigazione che da allora non si è più interrotta. L’associazione è capofila del progetto “A scuola per mare”, selezionato e cofinanziato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile. Nasce con l’obiettivo di "creare le condizioni, emotive e culturali, necessarie a riprendere il percorso scolastico o l’ingresso nel mondo del lavoro". Vengono accolti anche ragazzi del circuito penale minorile, che affrontano la messa alla prova e altre misure disposte dal Tribunale, e disabili.

Il rischio di abbandono scolastico diventa ancora più concreto con l’emergenza sanitaria che ha costretto i ragazzi a seguire le lezioni a distanza, aumentando le disparità. Dopo il lockdown, i percorsi in barca sono stati modulati in maniera diversa, per rispettare le misure anti-contagi, con gruppi più piccoli e ristretti. "Quest’estate verranno preparati al rientro a scuola a settembre – sottolinea Gaudenzi – per fare in modo che non restino indietro rispetto ai compagni". Non una vacanza, ma un’avventura sul mare nella quale si alternano studio, lavoro sulla barca, momenti di relax e percorsi di formazione. Circondati dall’acqua, sotto le stelle, i giovani riescono a ritrovare se stessi, affrontando la sfida di lasciarsi alle spalle un passato difficile e proiettarsi verso il futuro. "In questi anni ci sono stati tanti momenti emozionanti – prosegue Gaudenzi – faccio fatica a ricordarne uno in particolare. Mi colpisce, in particolare, il cambiamento. Scoprire che i ragazzi posseggono risorse inaspettate, che devono solo essere tirate fuori".