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Progetto di via Lepontina: come si pilota una pratica. Basta un cambio di firma per l’ok

Nella relazione del consulente della Procura, che ha sequestrato residenze in costruzione e studentato già operativo, tutte le accuse su un iter “contraddistino da favoritismo e disparità di trattamento”

Il cantiere posto sotto sequestro

Il cantiere posto sotto sequestro

Milano, 9 novembre 2024 – La relazione della consulente della Procura, l’architetto Chiara Mazzoleni, è entrata nei “meandri” di una pratica edilizia “durata cinque anni” e, secondo i pm, “contraddistinta da un vistoso perdurante favoritismo e disparità di trattamento”.

Presunte irregolarità già alle battute iniziali di quel progetto di sviluppo immobiliare in via Lepontina 4/via Valtellina 38 finito al centro di una delle tante inchieste su abusi edilizi coordinate dai pm Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici, sfociata nel sequestro delle residenze in costruzione e dello studentato già operativo, sviluppato dalla Green Stone.

Una storia di cinque anni

Il 22 novembre 2018, infatti, lo Sportello Unico Edilizia (Sue) del Comune dichiarò “inammissibile” il progetto presentato da un architetto per conto della “società operatrice”, all’epoca la Lepontina Gestioni srl.

Un’istanza che, secondo la consulenza, “comportava gli stessi ingombri planivolumetrici e in sostanza una trasformazione dell’area pressoché identica” rispetto al progetto Scalo House che in seguito avrebbe ottenuto il via libera, firmato dall’architetto Paolo Mazzoleni che subentrò alla professionista.

Destino differente

Due progetti analoghi, con analoghe forzature, ma uno è stato respinto e l’altro accolto in una fase successiva. Per la Procura è una delle “azioni indicative del pilotaggio della pratica in favore dell’architetto Paolo Mazzoleni”, attualmente assessore a Torino e indagato.

Non è un caso isolato, perché la Procura ha individuato altri progetti (via dell’Assunta e via Lamarmora 23/27) con analoghe “disparità di trattamento”, per favorire professionisti inseriti in “circuiti di privilegio” nell’ambito di un “sistema di metodologie illegali di rilascio o di asseverazione di titoli edilizi”, che ruoterebbe attorno al Sue del Comune e alla Commissione per il paesaggio.