Camminata antimafia. La Martesana in piazza: "Impegno e trasparenza in ogni nostra scelta"

Centinaia di cittadini hanno accompagnato in corteo gli amministratori. Cinquanta sagome bianche narravano la storia di altrettante vittime.

Camminata antimafia. La Martesana in piazza: "Impegno e trasparenza in ogni nostra scelta"

Camminata antimafia. La Martesana in piazza: "Impegno e trasparenza in ogni nostra scelta"

Un lunghissimo corteo dei rappresentanti dei Comuni della Martesana, presenti con il gonfalone della propria città, insieme a cittadini, scuole, oratori, associazioni, sindacati, scout è partito ieri mattina dal piazzale della metropolitana e, con striscioni e ombrelli bianchi, ha attraversato le vie della città, tappezzata dalle sagome con le storie di tante vittime di mafia. A Cologno ha sfilato la seconda “Camminata antimafia“ della Martesana in occasione della 29esima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia. Un’iniziativa sostenuta da Libera e Avviso pubblico, che ha visto la sindaca di Pioltello Ivonne Cosciotti passare il testimone al sindaco di Cologno Stefano Zanelli. "È importante fare testimonianza quotidiana, tutti i giorni nelle nostre scelte, non solo quelle amministrative per cui è scontato, ma anche in quelle personali – ha sottolineato la prima cittadina, che ha ospitato la prima edizione lo scorso anno –. Non possiamo accettare che lecito sia anche il grigio: bisogna fare in modo che nel nostro agire quotidiano ci siano chiarezza, trasparenza, senso e rispetto delle istituzioni".

Nei giorni scorsi 50 sagome sono state create da parrocchie, sindacati, onlus, che le hanno “adottate“, raccontando la storie delle vittime. "La partecipazione numerosa e convinta di tutti è il segno concreto che uniti si possono fronteggiare i fenomeni mafiosi che, è giusto ricordarlo, riguardano anche i nostri territori", ha commentato Zanelli. Il lunghissimo corteo ha attraversato le vie di Cologno, facendo sosta davanti ad alcuni beni confiscati alla criminalità organizzata. All’arrivo, davanti a Villa Casati, ci sono stati diversi interventi, tra cui quello di Francesca Ambrosoli, figlia dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, ucciso l’11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato da Michele Sindona. "Queste persone uccise barbaramente sono esempi da seguire, riferimenti fondamentali della parte migliore del nostro Paese. Un patrimonio da difendere, custodire e tramandare – ha dichiarato Francesca Ambrosoli –. Tutti noi abbiamo bisogno di valori in cui credere e di persone di valore a cui guardare. Così facendo la memoria diventerà impegno concreto e ricco di significato".

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