Manifesti contro il boss Papalia e scontro con il Comune. Klaus Davi deve pagare 22mila euro

Il massmediologo aveva appeso a Buccinasco manifesti per ridicolizzare il capoclan. Multato per affissioni abusive, lui reagì attaccando la Giunta con frasi ritenute diffamatorie

Buccinasco, cartelli affissi da Klaus Davi
Buccinasco, cartelli affissi da Klaus Davi

Buccinasco (Milano), 6 febbraio 2024 - Con il ricorso rigettato anche dalla Cassazione, il massmediologo Klaus Davi dovrà corrispondere al Comune oltre 22mila euro.

"Sono fondi che useremo per continuare a proporre progetti di educazione alla legalità", annuncia il sindaco Rino Pruiti.

La vicenda risale al 2017: il boss della ‘ndrangheta Rocco Papalia era appena uscito dal carcere dopo 26 anni di detenzione e Klaus Davi aveva affisso in giro per Buccinasco alcuni manifesti provocatori per ridicolizzare Papalia, raffigurandolo in veste da donna come "gesto provocatorio sulla finta virilità dei mafiosi", aveva spiegato il massmediologo. Il Comune lo aveva multato per affissioni abusive, senza entrare nel merito dei contenuti della campagna che Davi aveva proposto anche in altre città.

Il massmediologo aveva reagito attaccando il Comune con frasi ritenute diffamatorie prima dall’Amministrazione, che lo aveva querelato, e poi dalla magistratura.

Un anno fa, la Corte d’Appello aveva respinto l’opposizione del mass mediologo alla sentenza di primo grado che, nel 2021, lo aveva condannato per diffamazione. Ora, anche la Cassazione si è pronunciata, rigettando il nuovo ricorso del massmediologo e condannandolo al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di giudizio in favore del Comune di Buccinasco. Davi aveva reagito alla sanzione per le affissioni abusive con frasi come "fino a che punto la bassezza delle istituzioni locali può arrivare ad assicurarsi il plauso dei clan. A Buccinasco i mafiosi possono dormire sonni tranquilli con simili istituzioni", "continuando anche negli anni successivi ad accusare il sindaco di non aver fatto nulla per denunciare e prevenire la mafia", aggiungono dal Comune. "In via definitiva anche la Corte di Cassazione - aggiunge Pruiti - certifica che compie un reato chiunque insulti e diffami un’Amministrazione che ogni giorno fa il proprio dovere e lotta contro le mafie. Ribadisco quanto ho sempre detto - conclude il primo cittadino -: spiace che Klaus Davi, anziché chiedere scusa e proporci progetti per promuovere i valori positivi di legalità e rispetto delle regole, abbia invece continuato a ricorrere prima presso la Corte d’Appello e poi alla Cassazione per opporsi a una condanna giusta".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro