Incendiò la casa di un disabile a Bruzzano per questioni di gelosia. Condannato per tentato omicidio

L’incendio fu appiccato in uno stabile la notte del 3 gennaio 2022. La sentenza definitiva gli infligge 7 anni e 9 mesi

Hanno indagato i carabinieri

Hanno indagato i carabinieri

Milano – Matteo (nome di fantasia) non sarebbe mai riuscito ad aprire la manichetta dell’acqua, posizionata dietro la lavatrice. Solo l’intervento della donna che era in casa con lui mise in salvo entrambi, spegnendo quasi sul nascere l’incendio che si era sviluppato vicino alla porta dell’appartamento-laboratorio, al piano terra di uno stabile di via Terracina. Un incendio appiccato, secondo le accuse, dal cinquantenne Oscar Alberto De Biasi e dal quarantenne Michele Caianno con l’obiettivo di scatenare un rogo letale per gli inquilini che a quell’ora stavano già dormendo.

Per questo, la Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal più anziano dei due (il complice è stato giudicato separatamente), rendendo definitiva la condanna a 7 anni e 9 mesi per tentato omicidio e tentato incendio doloso. Il raid risale ai primi giorni del 2022. Siamo a Bruzzano. Alle 20.49 del 2 gennaio, il trentasettenne con disabilità motoria, riceve alcuni file audio dai due, che lo minacciano di bruciarlo vivo.

Il motivo? I dissapori legati a una presunta relazione tra Caianno e la donna che vive con Matteo. "Fino a quando muoio, io di te non mi scordo più, io ti do fuoco", uno dei messaggi. Qualche ora dopo, alle 2.17 del 3, l’inquilino di via Terracina chiama il 112 per segnalare l’incendio in corso. È in trappola: l’ingresso è bloccato da uno stendino e le finestre hanno le inferriate. Nel frattempo, le fiamme, partite da un pentolino sistemato davanti all’uscio, hanno raggiunto il primo piano, sfiorando la conduttura del metano. Gli accertamenti investigativi dei carabinieri della stazione Affori faranno emergere che poco prima, alle 2.05, i due avevano riempito una busta di benzina al distributore di via Vincenzo da Seregno, per poi entrare nel condominio di via Terracina 6 alle 2.19.

La Cassazione ha condiviso le conclusioni dei giudici della Corte d’Appello, che hanno ritenuto "dimostrato l’elemento psicologico" che integra il reato di tentato omicidio: gli autori erano consapevoli che "la potenzialità offensiva del liquido utilizzato" e "l’apposizione dello stendino in modo tale da bloccare l’unica via di uscita dell’appartamento" avrebbero potuto essere letali per Matteo, "affetto da disabilità motoria e quindi impossibilitato a un’eventuale fuga in caso di sviluppo delle fiamme". Riconosciuta anche l’aggravante della premeditazione, che però non ha influenzato la pena perché è stata "pareggiata" dalle attenuanti generiche.

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