Andre Carini nel laboratorio trasparente
Andre Carini nel laboratorio trasparente

Milano, 15 giugno 2018 - In un cubo trasparente, ultratecnologico, attrezzato con aspiratori che risucchiano i vapori dei solventi, luci a led che imitano la fonte naturale, una piattaforma mobile che sposta persone su e giù, una sorta di «clinica» nella quale vengono ricoverati i capolavori in attesa di cure speciali, si realizza il miracolo, accarezzato, cercato con puntiglio dal restauratore. Da lì è appena uscito l’Autoritratto di Umberto Boccioni, restaurato. È stata rimossa la vernice alterata che ne offuscava la superficie restituendo straordinaria forza cromatica al dipinto e dal monitor di grandi dimensioni, rivolto verso il pubblico, si possono guardare i dettagli dell’intervento. Siamo nella Pinacoteca di Brera. Qui tutela e restauro sono parte integrante del «museo visibile» con questo laboratorio di restauro, unico in Italia, che il pubblico incontra nel bel mezzo del percorso espositivo.

Sul tavolo ora «giace» nientedimeno che Alessandro Manzoni! Ovviamente, il dipinto, realizzato da Hayez (autore del “Bacio”) nel 1841, l’immagine più conosciuta dello scrittore dei Promessi Sposi. Ad osservarlo, con lenti speciali, c’è Andrea Carini, responsabile del laboratorio (oggetto di accurato restyling con il contributo di Bank of America Merryll Lynch) nato sedici anni fa per risolvere il problema del restauro di una delle pale più grandi al mondo, quella di San Domenico di Pesaro, di Gerolamo Savoldo. Dicevamo di Manzoni, che storia travagliata ha il ritratto. Nel 1874 il figliastro della seconda moglie di Manzoni, Teresa Manzoni Stampa (di lei la Pinacoteca conserva un ritratto giovanile, con familiari, dipinto da Hayez con un’altra bella storia come retroscena poiché fu rifiutato dalla committente che non aveva gradito di essere stata ritratta con un piccolo difetto fisico) consegna questo ritratto ad Hayez che voleva farne una replica da donare all’Accademia di Brera per ricordare lo scrittore appena morto. Hayez se lo fa portare nel suo studio, ma un colpo di vento fa spalancare la finestra e il quadro cade dal cavalletto. Nella tela si apre un buco, per fortuna sullo sfondo, in alto a destra. C’è una lettera di Hayez che racconta dell’incidente alla famiglia. «Provvedo a ripararlo», la promessa. Come? Con un rattoppo alla meglio, che si vede, eccome, anche ad occhio nudo. Ora la copia si trova nella Galleria d’Arte Moderna. La tela originale è in Brera: privata della cornice che non ha bisogno di cure particolari, passa un primo esame di Carini, munito di occhiali speciali e attrezzi del mestiere. La scommessa più difficile da vincere, per lui, è riportare la «luce» e i giusti colori in questo splendido ritratto. «C’è troppo giallo in quel bianco della camicia», sentenzia al primo controllo.

Ma non siamo certo alla diagnosi. Poi c’è il buco da analizzare meglio e tutto quel «nero» indistinto. Non si nota la differenza fra i vari tessuti, il colletto di velluto della pesante giacca indossata dal Manzoni. Hayez dipinse il Ritratto con stile estremamente realistico, attento a rendere il carattere del personaggio. La superficie dipinta ad olio è levigata, il colore steso e sfumato. La tonalità generale è calda, mentre il fondo è scuro con luce circolare in corrispondenza del busto dello scrittore. «Andiamo a verificare tutti questi aspetti», interviene Carini. Non solo il Manzoni sarà oggetto delle cure dei “dottori” di Brera. L’altra opera sotto osservazione è la grande pala di Giambattista Tiepolo, La Madonna del Carmelo e le anime del purgatorio. Il restauro sarà a cura di Giuseppina Suardi e dovrebbe concludersi a ottobre, in coincidenza del riallestimento delle ultime due sale della Pinacoteca. Il direttore James Bradburne gira fra le sale, si vede che è orgoglioso di questa «rinascita» dei capolavori delle collezioni permanenti. «L’identità del museo si basa sulle sue collezioni permanenti e la Pinacoteca di Brera si è sempre rifiutata di usare mostre temporanee ed eventi per aumentare artificialmente il numero di visitatori». Il rilancio e una reinstallazione della collezione permanente avvenuto negli ultimi due anni ha posto l’attenzione su speciali «dialoghi» tra opere in prestito e i capolavori di Brera che a turno si sono rifatti il look. Fra i più fragili, il Cristo Morto di Andrea Mantegna. Richiesto in prestito per una mostra, anche il San Pietro penitente di Giulio Cesare Procaccini è stato studiato e restaurato.