Genovese e Bolle
Genovese e Bolle

Milano, 21 gennaio 2021 - Anche la star della danza Roberto Bolle sarà in aula come testimone. Sul banco degli imputati Alberto Genovese, il genio delle start up digitali, l’imprenditore 43enne in carcere da novembre con l’accusa di avere sequestrato un’intera notte e violentato una ragazza 18enne ospite di uno dei suoi festini a base di droga e alcol, sulla sua terrazza vista Duomo. Non sulle violenze sarà chiamato a testimoniare Bolle però, ma su un’altra accusa molto meno grave di cui deve rispondere Genovese e che sarà la prima a finire a giudizio. Quella di disturbo della quiete pubblica in occasione di feste e serate organizzate da lui in casa, puntualmente seguite da proteste e telefonate al 11 da parte dei condomini disturbati dalla musica assordante fino a notte fonda diffusa dal suo appartamento. E uno degli episodi contestati riguarda proprio la notte tra il 10 e l’11 ottobre scorso, quella del presunto stupro, quando intorno all’una e mezzo fu proprio Bolle, che abita nello stesso palazzo, a suonare il campanello in casa Genovese per protestare per i rumori insopportabili.

Il mago del digitale era del resto un collezionista di denunce da parte dei suoi vicini sempre per lo stesso motivo. Finora se l’era cavata chiudendo i conti con un’oblazione (multa) di 234 euro per episodi precedenti e la promessa al giudice "che avrebbe installato un sistema di controllo del rumore collaudato a maggio 2019". Ora però il pm Maria Letizia Mocciaro l’ha citato a giudizio per ben altri 13 episodi in occasione di feste negli ultimi tre anni e non solo per la "musica a volume talmente alto da disturbare non solo il riposo delle persone ma anche da provocare vibrazioni alle pareti degli appartamenti limitrofi, sporcizia lungo le scale per l’abbandono di bottiglie di bevande alcoliche vuote lasciate dagli invitati". Nel frattempo, gli investigatori della Squadra mobile che indagano sui festini hanno ricostruito il “puzzle“ delle immagini delle presunte violenze contestate a Genovese. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella e dai pm Rosaria Stagnaro e Paolo Filippini, gli investigatori, attraverso testimonianze e altri riscontri, stanno valutando casi di presunti abusi su almeno altre cinque giovani tra Milano e Ibiza. E su alcuni di questi episodi, così come sulle presunte violenze alla 18enne, gli investigatori hanno trovato riscontri proprio nei filmati delle telecamere a circuito chiuso dell’ attico di lusso milanese ribattezzato “Terrazza Sentimento“, soprattutto in quelle piazzate in camera. Filmati, che vanno da maggio in poi, che Genovese avrebbe tentato di cancellare ma che gli investigatori sono riusciti a recuperare nei server e hanno dovuto, poi, “lavorare“ per ricostruire in ordine cronologico le immagini dato che il flusso non era continuo e c’erano dei buchi. Un “puzzle“ che, a quanto sembra, è stato quasi completato. La Procura intanto continua il lavoro anche in un filone che vede l’imprenditore nel mirino per presunti profili di evasione fiscale e di riciclaggio.