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19 apr 2022

Bimbi e ragazzi stremati L’orrore nell’orrore

Le condizioni disperanti dell’orfanotrofio di Mahala. In cinque devono occuparsi di 52 minori con forte disabilità

«Quello che abbiamo visto non è facile da raccontare. Il personale fa quello che può ma sono troppo pochi e non hanno mezzi», dicono i volontari in missione
«Quello che abbiamo visto non è facile da raccontare. Il personale fa quello che può ma sono troppo pochi e non hanno mezzi», dicono i volontari in missione
«Quello che abbiamo visto non è facile da raccontare. Il personale fa quello che può ma sono troppo pochi e non hanno mezzi», dicono i volontari in missione

L’emergenza nell’emergenza è quella che vivono 52 bambini ricoverati nell’orfanotrofio di Mahala (distretto di Cernauti). Bambini, ma anche ragazzini di 18 anni col corpo di dodicenni, tutti con gravi disabilità, provenienti dal Donbass e Donetsk che vivono in una situazione di fortissimo degrado con solo cinque operatori che li seguono notte e giorno. Quando siamo arrivati con il convoglio umanitario guidato da German Semanchuk, arcivescovo della chiesa ortodossa di Cernauti, da Avondios Bica, della Metropolia di Milano e da Reverendo Andrea Gattuso di Progetto di Vita, quello che abbiamo trovato è indescrivibile. Gli orfani costretti a stare di giorno in recinti all’aperto quasi fossero animali. Non per volere di chi li accudisce ma per necessità. Le cinque infermiere che li assistono sono poche e non sanno come fare per impedire che compiano gesti di autolesionismo.

I più gravi sono tenuti anche nelle ore diurne in alcune stanze, sulle sedie o nei letti. Quelli nel recinto alla vista di tanti sorrisi e tante carezze si sono lasciati andare in abbracci e baci. Hanno letteralmente assalito i volontari. Molti di loro non sono in grado di dire una parola o una frase compiuta ma a parlare sono i loro occhi. Occhi di chi vive nell’orrore da sempre. Che cercano amore e protezione. E’ difficile mantenere le lacrime in situazione surreali come questa. "Quando ci siamo avvicinati al recinto e abbiamo iniziato a tirare fuori i disegni realizzati da bimbi italiani, alcuni giochi e dei dolcetti. Era come se fossimo stati fuori alla gabbie di uno zoo. Sconvolgente", racconta Andrea Gattuso. Così lui e monsignor Avondios hanno aperto un cancello e sono entrati nel recinto e sono stati ricordati da facce festanti. Gli orfani di Mahala hanno ricevuto attenzioni, abbracci e carezze in gran quantità forse mai così tanti nella loro vita. Fra questi c’è una bimba di 7 anni, che pesa 5 chili, non è in grado di camminare o parlare, pare sia stata curata con forti dosi di sonniferi e altri medicinali quando era in Donbass. Così come è capitato ad altri orfani di Mahala, "per tenerli calmi". Nelle stanze, massimo di 40 metri quadrati, ci sono anche cinque letti, senza protezioni, e due culle, l’aria è irrespirabile. "Non possiamo lasciarli qui. In parte o tutti cercheremo di portarli in Italia". Queste le parole di Monsignor Avondios e reverendo Gattuso.

"Quello che abbiamo visto non è facile da raccontare. Il personale fa quello che può ma sono troppo pochi e non hanno mezzi. In cinque si occupano di 52 bambini con forti disabilità e fanno il lavoro che dovrebbero fare almeno venti fra infermieri e assistenti. Stiamo lavorando per trovare una struttura idonea che possa ospitarli e curarli".

Mas.Sag

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