Bimba morta di stenti, Alessia Pifferi a processo: ora il pm accusa altre due psicologhe

Il magistrato: una rete criminale, hanno finto ritardi cognitivi per la madre. Nel mirino della procura ci sono l’avvocata e quattro specialiste

Bimba morta di stenti. Madre a processo, ora il pm accusa altre due psicologhe

Bimba morta di stenti. Madre a processo, ora il pm accusa altre due psicologhe

Alle 10 in punto di ieri è iniziata nell’aula della Corte d’Assise la prima udienza della ’discordia’, quella in cui l’avvocato Alessia Pontenani, difensore di Alessia Pifferi, la mamma che ha lasciato morire di fame e sete sua figlia Diana, è ufficialmente indagata dal pm dello stesso processo per "favoreggiamento e falso" insieme ad altre due psicologhe che avevano accertato un importante ritardo cognitivo della mamma killer. E, novità, è che il faro della procura si è acceso sul lavoro di altre due psicologhe, anche perché, stando a quello che è emerso da fonti della procura, le due indagate hanno lavorato in un team. Le altre due esperte entrate nell’interesse della procura sono: una terza collega che avrebbe partecipato al test di Wais senza firmare la relazione. E un quarto perito che, senza aver varcato l’ingresso della casa circondariale, avrebbe visionato la relazione al centro dello scontro tra accusa e difesa, lo avrebbe modificato e rispedito in mail alle due indagate.

Bimba morta di stenti. Madre a processo, ora il pm accusa altre due psicologhe
Bimba morta di stenti. Madre a processo, ora il pm accusa altre due psicologhe

Questa "rete criminale", così la definisce il pm Francesco De Tommasi in pubblica udienza sembra destinata quindi ad allargarsi. Per ora però, si parla ancora di sospetti (seppur molto documentati) per le altre due esperte che non risulterebbero iscritte nel registro degli indagati. L’attività della procura si sta concentrando non solo sui documenti acquisiti negli uffici delle due psicologhe indagate, ma anche sul movente che avrebbe spinto le specialiste. Questa indagine resta una costola di quella principale sulla morte di Diana. Il presidente Ilio Mannucci Pacini ha deciso di sentire il perito Elvezio Pirfo e poi di rinviare il processo per consentire all’avvocato Pontenani di leggere gli allegati depositati insieme alla relazione psichiatrica.

Pirfo non ha avuto dubbi nel definire la Pifferi capace di stare in giudizio e capace di intendere e volere. Lo stesso psichiatra ha esposto in aula la relazione che smonta la attendibilità dei risultati del test effettuato delle due psicologhe del carcere di San Vittore da cui emerge che la Pifferi avrebbe il quoziente intellettivo di una bambina di 7 anni. La Pifferi ha perfetta capacità di capire quanto succede, "al punto che quando le ho chiesto cosa si aspetta che succeda dopo il processo – ha detto Pirfo – ha risposto: mi aspetto di andare in una Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, le strutture dove scontano la pena le persone affette da disturbi mentali, ndr) sapendo perfettamente cosa significa". "Pifferi – ha proseguito Pirfo – ha sempre avuto grande distacco emotivo da tutti gli eventi della sua vita e una ‘partecipazione emotiva piatta’, sia nel raccontare il suo ingresso in carcere, sia nel raccontare la vita con la bambina, sia nel raccontare la sua vita sentimentale". Opponendosi alla richiesta della difesa di un rinvio, poi accolta dalla Corte di Assise, il pubblico ministero De Tommasi ha preannunciato che fornirà "nero su bianco la prova che l’imputata, nei colloqui con le psicologhe, ha reso dichiarazioni precostituite e imbeccate da altri". Il presunto abuso sessuale subito quando era minorenne, ad esempio, di cui ha parlato con lo psichiatra Pirfo, "è assolutamente falso e frutto di un suggerimento preciso che è stato dato all’imputata".

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