Franca Bochicchio* Sono uno dei tanti ottici che la scorsa primavera si è armato di disinfettanti di ogni tipo, visiera, guanti, mascherina e ogni presidio necessario per affrontare, nella sua attività, l’onda anomala che ha investito tutti. L’atto di garantire l’attività necessaria riconosciuta in un momento storico che segnerà le nostre vite nei prossimi decenni mi ha dato la speranza che una volta...

Franca

Bochicchio*

Sono uno dei tanti ottici che la scorsa primavera si è armato di disinfettanti di ogni tipo, visiera, guanti, mascherina e ogni presidio necessario per affrontare, nella sua attività, l’onda anomala che ha investito tutti. L’atto di garantire l’attività necessaria riconosciuta in un momento storico che segnerà le nostre vite nei prossimi decenni mi ha dato la speranza che una volta usciti dalla situazione di crisi qualcuno nelle stanze dei bottoni prenderà a cuore l’idea di impugnare il Regio Decreto del 1928, che norma ancora la figura dell’ottico. Quasi cento anni fa è un tempo molto più lungo di quasi un secolo fa, visto in termini di innovazione scientifica e tecnologica, tanto che ciò che si normava allora era una realtà che oggi appare solo un canovaccio di quella attuale così come si presenta ai nostri occhi, ossia costituita da una molteplicità di figure diverse. Ognuno di noi nel tempo che nel lockdown si è dilatato offrendosi a quelle riflessioni necessarie che prima un tempo forse non lo trovavano mai, ha immaginato un mondo che se proprio doveva cambiare poteva aspirare ad essere migliore, risolvere questioni sospese, creare sinergie, offrire possibilità a tutti di esprimersi al meglio nel proprio lavoro inteso, innanzitutto, come contributo alla società a cui si appartiene. La mia speranza è che io e i miei colleghi possiamo sentirci presto più “a fuoco” e al centro del nostro mondo a cui ci dedichiamo con passione ogni giorno. L’atto del “vedere” è fondamentale e viene prima di ogni cosa che si può “fare”, non possiamo rendercene conto solo in situazioni di pericolo. Tutelare e regolamentare, in un modo più aderente alla realtà a cui siamo giunti, tutta la filiera del benessere visivo che parte dalla classe medica degli oculisti e arriva all’utente finale passando attraverso la figura dell’optometrista, dell’ottico e a tutto il mondo di lenti e montature che si cela dietro a un occhiale, è un compito che non può essere procrastinato ancora.

*Ottica Diecidecimi glasstylist Milano

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