
Walker Meghnagi, presidente delle comunità ebraica milanese
Milano – ”Preferisco così: rinuncio alla candidatura all’Ambrogino per non creare divisioni all’interno del Consiglio comunale. Negli anni si è costruito un bel rapporto, bipartisan, e io non lo voglio incrinare. La mia scelta è un messaggio di pace”. Lo ha annunciato Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, il cui nome presentato da Silvia Sardone (Lega) per la corsa alla più alta onorificenza cittadina ha scatenato una polemica, innescata dall’attacco dei Verdi che si sono detti contrari alla sua presenza.
Che reazioni ha suscitato la sua decisione?
“Da questa mattina (ieri per chi legge, ndr) ho il telefono intasato di messaggi. Moltissimi amici, conoscenti, imprenditori, professionisti di più settori e anche politici mi stanno esprimendo il loro supporto. Ricevere tutta questa solidarietà mi rende felice. Di sicuro non tornerò indietro, anzi vorrei che chi era intenzionato a votarmi indicasse un’altra persona che a mio parere merita più di me di ricevere l’Ambrogino”.
Chi?
“Roberto Cenati (che per 13 anni è stato presidente dell’Anpi provinciale Milano, dimettendosi lo scorso marzo in disaccordo con l’utilizzo da parte dell’associazione della parola “genocidio” in relazione alla risposta militare di Israele nei confronti di Hamas. Candidato da Daniele Nahum dei Riformisti, ndr). Non ha svenduto i propri valori, perseverando nella lotta per l’uguaglianza e contro l’antisemitismo. Proprio per tenere fede a questi valori ha rinunciato alla presidenza di Anpi dopo 13 anni”.
E cosa risponde all’attacco dei Verdi?
“Il consigliere Carlo Monguzzi mi ha definito “un estremista, sostenitore della politica guerrafondaia di Netanyahu“. Ma io sono un cittadino milanese, non sono un primo ministro, non ho alcun potere e bisogna forse che qualcuno glielo dica. Io sono un uomo di pace, e questo è fuori di dubbio. Il mio passo indietro esprime proprio questo: non voglio guerre neppure qui in Consiglio sulla mia candidatura. Non voglio divisioni, ribadisco, e allora mi metto da parte chiedendo di non considerarla. Ma continuo a ribadire che di fronte all’antisemitismo non devono esserci divisioni politiche. Lo scorso 7 ottobre, in sinagoga, è emerso proprio questo”.
L’unione tra schieramenti?
“Sì: c’erano oltre 2mila persone, e 600 fuori. E la maggioranza non era della Comunità ebraica. È questo il bello, il valore: tutti uniti nel ricordare il massacro di Hamas e nel chiedere la liberazione degli ostaggi. Io continuerò a lottare contro l’antisemitismo, è la mia vita. Abbiamo in mente tanti progetti, come comunità. Non bisogna aver paura di denunciare il vecchio odio antiebraico a destra così come quello a sinistra, che assume maschere nuove”.