Milano, 18 ottobre 2024 – La carica dei 223. Sono i candidati all’edizione 2024 dell’Ambrogino d’oro, massima onorificenza del Comune di Milano. Il 7 dicembre, giorno del santo patrono, potranno festeggiare il riconoscimento fino a un massimo di 35 singoli o gruppi, 15 medaglie d’oro e 20 attestati di benemerenza civica, oltre a eventuali omaggi alla memoria.

Chi riceve l’Ambrogino – testimonianza di una vita dedicata al bene comune – è solitamente fiero e orgoglioso nel vedere riconosciuta la sua attività. Eppure c’è anche chi, seppur indicato nel gruppo dei benemeriti, nel corso degli anni ha rifiutato la medaglia offerta dal Comune di Milano.
Il gran rifiuto del Nobel
Dario Fo fu il primo a dire “no, grazie” (a dire il vero fu un “no” secco, senza ringraziamenti). Palazzo Marino avrebbe voluto premiarlo nel 1997 dopo l’assegnazione del Nobel, ma l’attore e scrittore oppose un gran rifiuto. Non perché giudicasse l’Ambrogino una “deminutio” rispetto al riconoscimento appena ricevuto dall’accademia svedese, ma per ragioni politiche.
Si era da poco insediato in municipio Gabriele Albertini, primo cittadino alla guida di una maggioranza di centrodestra. "Questa giunta è incivile - affermò all’epoca il Giullare di Mistero Buffo -. Mentre mi arrivavano auguri da tutto il mondo per il Nobel, le autorità cittadine di Milano mi aggredivano e insultavano".
Niente Ambrogino, quindi, la cui – solo vagheggiata, alla fine – assegnazione a Fo aveva avuto, per altro, una trafila piuttosto tribolata, con polemiche in consiglio comunale e l’irrigidimento di alcuni assessori.
Toro scatenato dice No
Albertini dovette subire l’affronto di uno stop all’Ambrogino anche nel corso del suo secondo mandato. Nel 2004 fu Robert De Niro a respingere l’omaggio del Comune di Milano. Anche in questo caso la motivazione fu politica, anche se non alimentata dal dissenso nei confronti dell’operato della giunta.
De Niro, che all’epoca era al centro di una polemica sull’acquisizione della cittadinanza italiana, sostenne che dietro il suo “niet” c’era la volontà di “non offendere la comunità italoamericana” in una fase delicata della campagna elettorale per le presidenziali USA.
L’attore di Taxi Driver e Toro scatenato, fra gli altri film, si beccò del “gran maleducato” da Albertini. E il suo riguardo verso la sensibilità degli italoamericani non portò fortuna al suo candidato, il democratico John Kerry, sconfitto nelle urne da George Bush junior.
La tensione delle Storie Tese
La politica, sempre la politica. Nel 2008 Elio e le Storie Tese, la band di rock demenziale più famosa d’Italia, snobbando l’Ambrogino, diede un dispiacere al sindaco Letizia Moratti. E, soprattutto, all’allora capogruppo della Lega in consiglio comunale, un imberbe Matteo Salvini, che si dichiarò loro grande fan.
Gli Elii scrissero in una lettera inviata al Comune, successivamente resa pubblica, le ragioni del loro rifiuto. “Desideriamo in primo luogo ringraziare chi ha proposto il nostro nome – annotarono – Vi comunichiamo altresì che non intendiamo accettare la Benemerenza, poiché siamo in disaccordo con la vostra decisione di non assegnare l’Ambrogino d’Oro a Enzo Biagi e la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano, come riportato dai principali organi di stampa”.
Dopo Istanbul c’è sempre Atene, però, e ci perdoni Elio – noto tifoso interista – se prendiamo a prestito un mantra della tifoseria milanista, che ebbe la sua “vendetta” sul Liverpool nel 2007, dopo l’incredibile tonfo contro i Reds nella finale di Champions del 2005. Nel 2018, infatti, nel corso del primo mandato di Giuseppe Sala (alla guida, in questo caso, di una giunta di centrosinistra), il gruppo della Terra dei cachi e del Vitello dai piedi di balsa festeggiò l’assegnazione dell’Ambrogino con tanto di post di esultanza sul proprio sito internet.