Alviero Martini spa e la catena dei subappalti: i costi delle borse da 20 euro vendute sul mercato a 350

I lavoratori sfruttati dell’opificio cinese testimoniano: “Pagati 50 cent ogni fibbia rifinita e dormiamo nei locali abusivi sopra la ditta”

Milano, 17 gennaio 2024 – Pagato 1,25 euro per una tomaia (la parte superiore di una scarpa), percependo un bonifico mensile di circa 600 euro: sono queste le cifre di alcuni lavoratori «ingaggiati all’insaputa della Alviero Martini spa» che lavorano in ditte esterne fornitrici dell’azienda di moda ora affiancata da amministratori giudiziari. “Durante la settimana dormo sopra la ditta al piano primo presso locali adibiti a dormitorio” ha racconta uno dei lavoratori cinesi impiegati negli opifici che avrebbero lavorato per la famosa casa di moda.

Nella mattinata di mercoledì 17 gennaio, l’azienda Alviero Martini spa è stata sottoposta ad un decreto di amministrazione giudiziaria “in quanto ritenuta incapace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell’ambito del ciclo produttivo, non avendo mai effettuato ispezioni o audit sulla filiera produttiva per appurare le reali condizioni lavorative ovvero le capacità tecniche delle aziende appaltatrici tanto da agevolare (colposamente) soggetti raggiunti da corposi elementi probatori in ordine al delitto di caporalato”.

++ Sfruttamento del lavoro, commissariata Alviero Martini ++
++ Sfruttamento del lavoro, commissariata Alviero Martini ++

Le testimonianze: basse paghe e condizioni 

“In una giornata lavorativa produco circa 20 paia di scarpe e percepisco un bonifico mensile di circa 600 euro che ci paga il titolare che produce tomaie relative all'azienda Alviero Martini spa” continua il lavoratore. Gli operai, stando agli atti, percepivano paghe al di sotto della soglia di povertà, ossia poco più di 6 euro all'ora. Inoltre nei laboratori si trovavano veri dormitori, con impianti elettrici di fortuna e “concretamente idonei ad innescare incendi da sovraccarico e corto circuito”.

Sui macchinari non erano presenti i dispositivi di sicurezza, gli agenti chimici utilizzati per la produzione non erano conservati in modo da garantire la sicurezza da contaminazioni. I lavoratori non erano sottoposti a visite mediche di idoneità al lavoro, né a corsi di formazione nè a quelli riguardanti la sicurezza sul lavoro.

In uno dei laboratori era presente un impianto di videosorveglianza non autorizzato, il lavoro era svolto anche in orario notturno e nei giorni festivi, con una retribuzione sotto soglia rispetto ai minimi tabellari retributivi previsti dal contratto collettivo. Un altro operaio ha messo a verbale: “Percepisco 50 centesimi ogni fibbia rifinita e non sono mai stato visitato dal medico dell'azienda”. 

Da borse a 20 euro a prodotti di lusso

Stando alle indagini, per un prodotto venduto sul mercato a 350 euro l’opificio cinese si sarebbe fatto pagare 20 euro. Quindi, seguendo la catena dei subappalti della produzione, l’azienda di alta moda, secondo gli investigatori, avrebbe pagato il prodotto finale 50 euro. Una volta aggiunte le altre voci di spesa (acquisto e lavorazioni delle materie prime e degli accessori come pellami, tessuti, accessori metallici, e altri costi accessori come trasporto, packaging ed etichettatura), il prodotto veniva poi venduto a 350 euro. La Alviero Martini spa sottolinea di non aver tratto «alcun profitto dalla commissione degli illeciti riscontrati dalla Procura».

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